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Come la pioggia

ESTASI POST-NUCLEARE. UNA PASSEGGIATA NELLA ZONA di Markijan Kamyš

Markijan Kamyš, Una passeggiata nella zona, trad. dall’ucraino di Alessandro Achilli, Keller ed., Rovereto (TN), 2019 Una passeggiata nella zona di Markijan Kamyš, giovane autore ucraino nato nel 1988, è una lettura che intriga, sorprende, conquista pur lasciando spazio a delle pause di riflessione tra un capitolo e un altro. La prima riflessione in realtà […]

L’ultimo giorno, poesie di Stefano Fortelli

di Chiara Rantini Stefano Fortelli, L’ultimo giorno (Versi dell’aldilà), Youcanprint, 2019 Un senso di vuoto pervade il lettore sin dai primi versi di questa silloge di Stefano Fortelli. Il poeta sembra prendere per mano il lettore e condurlo in un non-spazio, nel luogo, impossibile da descrivere, dell’assenza. Si tratta di un “aldilà” che non ha […]

Il Cantico dei Cantici. L’amore tra cronaca e segno 

di Daniele Marletta L’importante è esagerare, titolava Iannacci. Ma a forza di esagerare è facile dire banalità. Non ci aspettavamo nulla di particolarmente profondo da una lettura del Cantico dei Cantici fatta da Roberto Benigni. Non è un poeta, non è un esegeta, non è neppure un esperto di letteratura ebraica. Nessuna sorpresa, dunque, per […]

INCONTRI FANTASTICI NELLA STORIA. LA NARRATIVA DI ALFREDO BETOCCHI.

di Chiara Rantini In questa breve intervista conosciamo un autore emergente italiano, nato in Grecia ma residente a Firenze da molti anni, Alfredo Betocchi. Scrittore di romanzi, racconti, poesie e favole per bambini, negli ultimi anni ha dato alle stampe una trilogia sospesa tra il genere fantastico e quello storico: L’orologio della torre antica, La […]

LE POESIE DI ANDREA ASCOLESE

di Chiara Rantini Andrea Ascolese, Poesie, I Quaderni del Battello Ebbro, Corleone, 2019   Andrea Ascolese è attore, cantautore, formatore in ambito teatrale. E come spesso accade in questi casi, la poesia è quasi un inevitabile approdo. Questa raccolta di poesie apparentemente disomogenea, ha come elemento unificante il tema del viaggio. Il viaggio inteso come […]

I LUOGHI DEL ROMANZO: LA FORESTA

LA FORESTA

La foresta in tutte le culture e tradizioni ha sempre rappresentato l’inconscio, la parte oscura che alberga nell’anima di ciascuno di noi. Essa infatti con i suoi fitti alberi nasconde la presenza dell’ignoto, di ciò che potenzialmente potrebbe rappresentare un pericolo, di ciò che non è conosciuto. Simboleggia una condizione esistenziale in cui i personaggi di una storia vengono messi alla prova. Perciò, nella foresta, sono presenti infiniti sentieri e soltanto alcuni conducono alla meta.

Così, per Janis e Lena, la foresta rappresenta il luogo dove emergono i contrasti e le incomprensioni nella loro relazione. La foresta riporta Janis indietro nel tempo, al ricordo doloroso della sua infanzia che ancora lo opprime. Lena invece, nella foresta, perde il suo orientamento interiore e rischia di smarrirsi.

Ciononostante, la foresta resta un passaggio obbligato verso una possibilità di cambiamento. Se, per Janis, all’inizio, non lo è affatto, diversamente è per Lena che trova il coraggio di camminare in solitudine, nella notte, attraverso una foresta sconosciuta, mettendo da parte i propri timori, per il bene di Janis.

Janis era fuggito, io ero di nuovo sola. Sola, in una foresta sconosciuta mentre avvertivo chiaramente l’incedere dei passi della notte.

Questo pensiero mi risvegliò; ricercai le tracce del sentiero ma non ricordavo la direzione da seguire. Fui presa dal panico. Urlare nella foresta non avrebbe avuto alcun senso. Quindi decisi di correre incontro all’ultimo bagliore del tramonto. Correvo, cercando di creare un vuoto nei pensieri.

A poco a poco la foresta divenne più rada; il sentiero si era fatto più largo ed era coperto da un sottile strato di sabbia. In lontananza udivo il respiro del mare.

Madre e matrigna, allo stesso tempo, la foresta protegge e mette a nudo la fragilità dell’esistenza dei protagonisti. Infatti, citando un pensiero di John Muir, essa è “la via più chiara per penetrare nell’Universo”. Non a caso, nelle ultime pagine del romanzo, il viaggio solitario compiuto da Janis, prima di approdare al mare, in una deriva onirica, passa attraverso i paesaggi invernali di boschi e pianure perché camminare tra gli alberi è, per lui, l’unica azione necessaria a ritrovare se stesso.


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