ETTY HILLESUM – Emozione e coraggio
In occasione dell’evento nazionale de L’Eredità delle Donne, ho scritto un breve poema in ricordo di una delle figure intellettuali più importanti del secolo scorso: Etty Hillesum (1914-1943). Il tema de L’Eredità delle Donne verteva sulle intelligenze femminili e la pensatrice olandese, di cui il 15 gennaio era l’anniversario della nascita, è stata davvero un esempio di intelligenza empatica, o come essa stessa preferiva definire, intelligenza dell’anima.
Il mio testo è stato performato all’interno di un unico evento organizzato dal Laboratorio di poesia presso lo spazio multifunzionale del Gada in Via dei Macci a Firenze.
ETTY HILLESUM – EMOZIONE E CORAGGIO

Vento d’inverno.
Ho camminato lungo il canale.
Nonostante i divieti.
Alt!
Fermati, perché non puoi, non puoi passare!
Le disposizioni parlano chiaro.
Ma io non voglio parlare con le disposizioni.
Parlo con l’erba fresca dell’argine.
Verde.
Come la vita.
Disposizioni.
Nere, come la morte.
Mio padre è triste. Mia madre è silenziosa. Mio fratello suona il piano.
L’amato Julius distende le mani e aspetta la fine.
Lui sa.
Sulla bocca di tutti gli ebrei rimbalza il nome di uno stato: PO-LO-NIA
“Mamma, ci sono i canali in Polonia? E i gelsomini, i lillà, fioriscono in primavera?”
Non sono più una bambina sebbene scriva un diario. E la mamma non sa rispondere.
Scrivo un diario per non morire anzitempo. E ricerco parole di sopravvivenza.
Parole semplici, nel numero giusto.
Una ricerca silenziosa che scivola lenta sulla carta.
Ma sto in agguato!
Le parole non arrivano, se non quando l’anima si abbandona al flusso della vita.
Al flusso e al tempo
senza inutili ribellioni.
Le allodole e i fiori penduli.
Non ricamano, non comprano,
eppure le loro vesti sono come gemme preziose.
Non aspettarsi niente dal mondo esterno e finire col ricevere qualcosa di inatteso.
È difficile in un giorno di pioggia o durante una guerra
ma se sollevo lo sguardo al cielo
Scopro che la profondità è verità
muta la disposizione d’animo
divento forte
come se dovessi attraversare un deserto
e già cammino nel deserto,
nel deserto delle circostanze sfavorevoli
con cuore favorevole
e ali pronte a planare sicure
Dio! Dove sei?
Apri le sorgenti!
Lascia sgorgare come acqua dal Tuo costato
quella parte divina che si nasconde in me
e in tutti,
anche nei carnefici
Fammi intermediaria
di pace pur non avendo la pace
ridurre le cose alla nuda realtà
ridurre le cose alla nuda REALTÀ
Mi specchio nelle acque torbide del canale
sul volto,
le umiliazioni tracciano ombre
quante umiliazioni!
Molte!
E io? Dove sono?
Non cado nella trappola
della millanteria che maschera la paura
io sono libera
se ogni uomo si sarà liberato dall’odio contro il prossimo
una pace futura sarà possibile
possibile
senza odio e con molta fede
Scende la notte.
Sull’argine il vento tace
è l’ora del ritorno
sulla scrivania carte sparse
una copia delle poesie di Rilke
innumerevoli piccoli taccuini
aspettano me
e la semplicità delle parole che non arrivano
solitudine della camera
io e lui
l’amato e Dio
pietre indistruttibili che resistono
all’abbandono
e alle porte che si apriranno
sulla prigionia
dico che non avranno la mia anima
posso sopportare e vincere
guardare in faccia ogni dolore
e sperare fino all’apice della speranza
Ti abbraccio madre cara
dallo stipite della porta lascio la tua casa
Padre, mi mancherà la tua mano che tiene la mia lungo l’argine del canale
e la musica, la musica
che accompagnava i pomeriggi d’autunno
con le bianche dita fraterne
io vado nel regno della memoria
tra la neve di emozioni fragili e intense
mi sentite?
Di tanto in tanto vi manderò notizie.
Non ascoltate il dolore
vi toglierà la vita.
Fatevi coraggio. Ritorneremo tutti un giorno.
Aspettate e non dimenticate.
