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Tag Archives: poesia contemporanea

Come la pioggia

Sulle montagne artiche. “Il pastore d’Islanda” di G. Gunnarsson

Gunnar Gunnarsson, Il pastore d’Islanda, Iperborea, Milano, 2016 (prima edizione) Recensione di Chiara Rantini Il pastore d’Islanda è un racconto lungo in cui si narrano le vicende di Benedikt, un uomo di 54 anni che, ormai da 27 anni, all’inizio di ogni inverno, nel periodo dell’Avvento, lascia la costa islandese dove abita per addentrarsi sugli […]

Boris Borisovič Ryžij. L’ultimo poeta sovietico e il primo di nuova generazione

di Chiara Rantini Quest’anno ricorre il ventennale della morte del poeta russo Boris Borisovič Ryžij. Molto conosciuto in patria, in Europa e soprattutto in Italia, è noto solo agli addetti ai lavori e a chi s’interessa di letteratura russa contemporanea. Poeta di un’epoca di transizione, resta ai margini proprio perché difficilmente inquadrabile in un movimento […]

“Qualcuno si ricorderà di noi”, un testo teatrale di Alessia Pizzi

Alessia Pizzi, Qualcuno si ricorderà di noi, testo teatrale, Fusibilia Libri, 2020 Ispirandosi all’antichità greca, Alessia Pizzi ci conduce in una pièce di un solo atto a colloquio con tre poetesse di età ellenistica: Erinna, Anite e Nosside. Vittime di un ingiustificato oblio, l’autrice compie la lodevole operazione di portare all’attenzione dei lettori la loro […]

Stefano Fortelli e la dark-poetry

INTERVISTA a cura di Chiara Rantini Chi è Stefano Fortelli? Quando ha avuto inizio la passione per la scrittura e perché? Ammesso che Stefano Fortelli esista, oggi è in larga parte la personalità che si evince dai suoi scritti. Ho cominciato a scrivere circa sette anni fa, ma non mi sento appassionato di scrittura più […]

COCCI DI BOTTIGLIA, silloge di Benedetto Ghielmi

Benedetto Ghielmi, Cocci di bottiglia, 2000diciassette ed., 2020 Cocci di bottiglia è la prima raccolta poetica di Benedetto Ghielmi, autore molto attivo nel panorama degli scrittori emergenti. Già dal titolo, si ha la sensazione di entrare in un mondo frantumato dove però, l’intenzione del poeta è quella di ricomporre ciò che è andato in pezzi. […]

TRE POESIE BLU

“Il blu e il rosso” si divide in due parti: ciascuna accoglie poesie che possono essere ricondotte a uno dei due colori.

 

TRE POESIE BLU di Chiara Rantini

 

Poesia dagli occhi tristi

Dove mi guiderai?

Nel giardino vicino

splende un paradiso

tre giorni di cammino

per conoscere ogni sua parte

Zampilli d’acqua

fiori profumati

verdi orizzonti

voci come fonti

Dove mi guiderai?

Ancora riconoscerai

la strada?

Sono muri

le risate dei bambini

assenza

i cieli novembrini

Poesia dagli occhi tristi

Sull’orlo della pagina

il ricordo troverai

cavaliere nella nebbia

dove mi guiderai?

 

 

Pianura novembrina

Siamo vissuti insieme

negli stessi luoghi

desolati

camminiamo nella neve

solo nebbia intorno

umido vagare

sulla pianura novembrina

deserto tardivo

vuota di alberi

come di parole

nella gora impigliata

resta la voce scordata

nell’erba secca il cuore

privato del calore

 

 

Inganno autunnale

Autunno dove sei?

Nascosto tra i colori

mi inganni ancora?

Solo abiti a festa

dalle mie finestre

attesa schermata

dal vetro dell’irrealtà

mi sorprenderai

arrivando improvviso

violento sulle foglie

sollevate in turbini

come uccelli migratori

verserò una lacrima

senza sapere dove cadrà

erranti io e te nel cielo

come stelle evanescenti

di lontani universi perduti

NESSUNA FRETTA – PAOLA PROSPERI

Malinconia. Un tempo che fugge troppo velocemente e non ci permette di assaporarlo fino in fondo. Appuntamenti mancati con la vita. Queste e altre sensazioni non dissimili regala al lettore la poesia di Paola Prosperi, una poesia fresca, pungente come una mattina di inverno. La nostra autrice non si lascia andare a prosaici sentimentalismi, né a vaghe romanticherie ma affronta i temi dell’amore e della perdita con la precisione di un chirurgo e con la consapevolezza di chi rifiuta le illusioni a buon mercato. Il tempo quotidiano è un ostacolo al ritmo di vita interiore che chiede lentezza, attenzione, cura; nella relazione con l’amato predomina il desiderio, l’autenticità ma spesso questa dimensione non è corrisposta, i tempi sono sfasati, non coincidenti. “Non avere fretta” sembra suggerirci la poetica di questa raccolta: solo nella poesia infatti ciò che non è possibile nella realtà diventa possibile: tutto avviene comunque, anche se in altri tempi e in altri spazi.

È il potere della poesia quello di far accadere l’impossibile, rendendo vana l’inutile corsa del tempo cronologico. La poesia, come ben sappiamo, mira all’eternità.

Paola Prosperi, Nessuna fretta, Porto Seguro, Firenze, 2021

 

 

Buchi

Abbiamo buchi nella

maglia dell’anima.

Malinconie erranti

nomadi dolori

e fegati in frantumi –

spezzoni di un film che

non monteremo mai –

registri dei nostri

incubi diurni.

e le comparse distratte

a farsi un gin tonic al bar.

 

Stoviglie color nostalgia

Nella grande cucina

la nostalgia

stava

sulle vecchie stoviglie

color giallo canarino.

E la poesia

stava nascosta

accucciata

proprio dietro

la mia sinestesia

-ricordo docile d’infanzia complessa- quando vedevo

la musica

che saliva

su una scala di colori.

Stoviglie color nostalgia

ancora mi aspettano

sul ripiano della grande cucina

ogni volta che

chiudo gli occhi

e, stremata, mi assopisco.

 

Ostrica

Finita l’estate

-di caldo fiato e di luce violenta

Vestita-

l’ostrica, silenziosa e lenta,

richiude i battenti

e sprofonda

nel suo Io più remoto.

 

Scombinata

Sai,

Io penso di amarti

in quella maniera

un po’ scombinata

di quando si sta seduti

in punta della seggiola

da piccini.

E un po’ si sta per cascare.

E un po’ no.

VIAGGI INTERIORI di Giacomo Zanieri

“Viaggi interiori” è il titolo della raccolta poetica di Giacomo Zanieri. E di viaggi effettivamente si tratta. Non solo interiori. Talvolta anche di viaggi fisici ma in essi vive sempre e comunque una dimensione interiore senza la quale pare impossibile viaggiare. Con la poesia di Zanieri il lettore viaggia soprattutto col cuore attraverso stati d’animo che tutti conosciamo come l’amore, il senso di abbandono, la nostalgia, il sentirsi inadeguato e fuori dal tempo presente. Molte sono le città citate a cui il poeta dedica le proprie liriche: Venezia, Palermo, Napoli e soprattutto Firenze, la città natale. E tuttavia nella poetica di Zanieri, convivono anche molti altri luoghi “sfumati” come la spiaggia, la campagna e le stagioni. Sono metafore dell’esistenza, momenti di passaggio che appartengono al mondo interiore in cui, chiunque sia dotato di una certa sensibilità, non può non specchiarsi. Ecco allora che ne La voce dell’anima, la voce dell’anima è donna e Zanieri ci conduce in un viaggio nell’animo e nel corpo femminili mettendo in risalto la passionalità della scrittura dell’autore, passionalità che è sempre controbilanciata da una profonda dolcezza e da una malinconica lievità.

Maschile e femminile, inizio e fine sono gli opposti che si completano e la buona poesia è sempre una poesia degli opposti.

 

LA VOCE DELL’ANIMA

Una voce di donna si mischiò al rumore del mare,

la voce salì sempre più,

si alzò un’onda altissima e limpida.

Anche nel silenzio di lei potei sapere i suoi pensieri,

sentii le vibrazioni dell’anima.

Poi lei cantò e parlò,

mi diede boccate d’aria fresca,

fu tanto umana,

mi sollevò la voce della sua anima.

 

L’ESTATE

Si sdraiava sulla spiaggia

cercando il sole che non c’era,

guardava sconsolata gli ombrelloni chiusi,

cercava segni di vita dell’estate che finiva.

Si tuffava, nuotava nel mare,

c’era l’energia dei suoi vent’anni.

Accendeva il desiderio con il suo corpo bello.

Poi usciva dall’acqua,

in lei c’era l’estate,

cantava mentre ballava,

lei era il sole,

era il mare.

Con il suo costume rosso

mi lasciava l’ultima immagine dell’estate.

 

PASSATO

Immagina che io venga a prenderti in tram

dalla campagna andiamo in città.

Pensami col vestito grigio,

il cappello in testa,

il profumo sul viso.

E’ una mattina di sole,

luce sulle foglie,

sui poggi, su di noi.

Vediamo ville nel verde,

fattorie, campi di grano,

cavalli che corrono.

Arriviamo a Firenze,

pensa di pranzare insieme,

di camminare insieme,

senza fretta,

gustarci il nostro amore,

pensa di vedere i canottieri che remano nel fiume,

di vedere me giocare a biliardo,

e la sera di andare al cabaret,

e immagina spettacoli,

musica, ballerine

gambe in mostra che si muovono,

e pranzi in famiglia,

gli orologi a cipolla,

l’odore delle cose antiche.

Anni che non ho vissuto

ma che sento dentro,

voltandomi vedo gli strati del tempo,

sono come onde sulla riva,

una dopo l’altra,

bella successione,

piacevole illusione.

Immagina la Firenze dei nostri nonni,

non smettere di pensare,

fai durare questi pensieri,

falli vivere,

falli vivere.

ELEONORA FALCHI – VITA CHE SCORRE

Nel leggere Vita che scorre si avverte veramente un flusso, un flusso di emozioni tradotte in parole che afferra l’anima come farebbe la corrente di un fiume. La poetica di Eleonora Falchi coinvolge il lettore, lo chiama, lo scuote mettendogli davanti i grandi temi della vita: il sentire interiore (la poesia), la salute (intesa come integrità), la dimensione esteriore (gli altri, gli incontri). Spirito, corpo e anima. Ci sono tutti gli elementi necessari per esprimersi al meglio secondo una poetica che procede per immagini, frammenti di vita, emozioni tagliate e cucite sulla vita di ciascuno di noi.

Per questo è impossibile restare indifferenti alla potenza della parola, al grido lirico che ci richiama alle nostre radici, al nostro essere umani in corpo, anima e spirito, essere completi che, in questo preciso frangente storico, si sentono minacciati perché divisi, contingentati, oppressi. La poesia è libertà, è “gioia che si mostra e dolore che si scioglie” e chiede la partecipazione di tutti, “in chi legge il sentire di chi lo ha scritto”.

Alcuni estratti dal volume pubblicato dalla casa editrice Ensemble nel 2020:

 

 

OLTRE

Oltre il virus,

oltre la paura

 

oltre i limiti

oltre il dolore.

 

Ci sono i sogni,

ci sono spazi

 

oltre i confini

del corpo

da esplorare.

 

Ci sono possibilità

per sentirsi vivi.

 

 

SALUTE

Voglio tornare a ballare sul mare

 

voglio tornare a ridere per strada

 

voglio sentire il mio corpo rispondere

ai desideri senza ostacoli.

 

Voglio tornare a vivere all’esterno

 

al tempo degli impegni che si intersecano

 

al tempo in cui analisi e medicine

non sai nemmeno cosa sono.

 

Salute rientra in questo corpo

fammi respirare leggera.

 

 

QUANDO È POESIA?

È poesia quando

il dolore si scioglie in inchiostro;

compone versi.

 

È poesia quando

la gioia si mostra:

immagini di parole.

 

È poesia quando

la luce e l’ombra

si fondono in un testo che suscita

 

in chi legge il sentire

di chi lo ha scritto.

Il tempo e lo spazio poetico di Iveano Benigni Braschi

IL TEMPO, LO SPAZIO E I GERMOGLI DELL’ESSERE

di Iveano Benigni Braschi

Questo poemetto nasce dal dolore per la scomparsa di Franco Battiato a cui il poeta Benigni rende onore allegando al testo i dipinti del grande maestro della musica italiana. L’opera si compone dell’unione di tre elementi: il sogno, il buddismo e la meccanica quantistica. Benigni ha un particolare rapporto con il mondo onirico. Solo attraverso il sogno infatti, secondo lui, riusciamo ad avere una visione completa della nostra e altrui vita, a raggiungere posti lontani e persone lontane nel tempo. Il sogno annulla le barriere spazio temporali e ci pone in comunicazione continua con poeti, scrittori, artisti di altri tempi secondo un flusso inarrestabile di corrispondenze liriche. La filosofia buddista si lega a questa dimensione di annullamento del tempo, dello spazio e di ciclicità.

Di conseguenza, è facile intuire il legame con la meccanica quantistica poiché secondo questa ottica tutto è divenire, l’universo è in continuo movimento, non esiste materia inerte come d’altronde avviene nella poesia dove la parola è materia plasmabile all’interno del verso.

Alcuni estratti dal poemetto:

…Certo le vie reali

del sogno

portano la coscienza

in profondità,

vanno alla ricerca

delle radici antiche

del mistero della vita.

Tutto può succedere

in questo attimo

di meravigliosa sospensione,

l’irreale appare reale,

il piccolo grande,

il vicino lontano,

ritroviamo posti

e persone

che ci sono care,

ci sembra di essere

a casa…

…Un grande albero

sta nascendo

nella grotta cristallina

del mio cuore,

un albero

dal tronco possente,

dalle radici profonde,

dalle foglie dorate

e delicate…

…Anche l’energia

più sottile partecipa

alla danza del tutto.

Gli atomi e i quanti

si muovono

da un punto all’altro

senza mai fermarsi…

…Universi paralleli

si cercano,

si sfiorano

senza mai toccarsi,

lasciando la loro scia

di stupore

nell’immensità

dello spazio…

 

 

MATERA

di Iveano Benigni Braschi

Il poemetto intitolato “Matera” è ispirato da una visita reale alla città tufacea. Il poeta, facendo leva sull’etimologia del toponimo (Matera da “mater”) lo articola come se si trattasse di un dialogo tra madre e figlio. Con le parole della poesia, il lettore è coinvolto in un viaggio che ha il sapore di un ritorno nel grembo materno, nel passato ancestrale personale e cosmico. Esplorare i suoi vicoli è come riallacciare un legame con la cultura arcaica pre-cristiana riscoprendo il senso di appartenenza alla madre terra. Secondo una visione ciclica della vita, la madre rappresenta la nascita e la morte, l’inizio e la fine.

La poesia ha quindi il compito di dare voce al sentimento nostalgico di un’appartenenza perduta a cui la recente standardizzazione e secolarizzazione dell’esistenza ha dato il colpo di grazia. La poesia che va oltre il tempo e lo spazio recuperando ciò che di sacro ancora resta nell’anima dell’umanità.

Alcuni estratti dal poemetto:

…Era come un ritorno,

un ritorno nell’utero

dei sogni

e delle apparizioni,

nella ferita profonda

dell’oscurità,

nel santuario

della pietra vulcanica

dove velate apparivano

figure femminili avvolte

in mantelli verdi e azzurri

che sorridevano

e danzavano attorno

ad un altare di pietra porosa,

a una corona di rododendri,

al fuoco sempre acceso

della notte…

…I Sassi parlavano

al cuore dell’uomo,

svelavano i segreti,

le leggende

del tempo perduto,

le trasformazioni incessanti

della natura…

…E io ti accoglierò

nel mio ventre di pietra,

nella mia culla

di erica e trifoglio,

di verbena e madreselva,

nella casa

della Luna nera,

del Sole di mezzanotte,

ti abbraccerò

col mio corpo di donna

forte e appassionata

che ha attraversato

il fiume dei sospiri

e delle lacrime…

NUOVA PUBBLICAZIONE: “IL BLU E IL ROSSO”, poesia

A maggio 2021 è stata pubblicata da L’Erudita ed. una nuova raccolta di poesie scritta a quattro mani: IL BLU E IL ROSSO di Chiara Rantini e Barbara Gabriella Renzi, con la prefazione di Alessia Pizzi e la postfazione di Massimo De Micco.

Blu e rosso. Malinconia e felicità. Essere umano e natura. Questo libro di poesie procede per dicotomie, a partire dal suo stesso titolo e dalla dualità nella scrittura. Due autrici che ci parlano, attraverso voci diverse, di sentimenti e stati d’animo come la felicità, la tristezza, l’amore e la speranza, passando attraverso il mondo naturale che diventa al tempo stesso metafora e specchio dell’umano. Anche lo stile è duplice, riflesso della dualità nella scrittura: attraverso un alternarsi di sintesi e dettagli, di stile più asciutto e stile più lirico, le autrici ci narrano della vita, sentita come un viaggio. E la poesia accompagna tale percorso, confortandolo e facendoci riflettere sui grandi temi della nostra esistenza.

 

Dall’Introduzione di Chiara Rantini

In questa raccolta di poesie, scritta a quattro mani, ho voluto che la parola poetica si tingesse di due colori molto importanti nella storia della poesia e nell’animo umano.

Nel “blu” vibrano le emozioni legate alla lontananza, alle altezze irraggiungibili del cielo, a tutto ciò che è stato perso, al passato e alla nostalgia di qualcosa che noi stessi non conosciamo. Nel “rosso” invece predomina la sensazione del calore, di una vicinanza anche solo desiderata, un’esplosione di sentimenti che talvolta è incontrollata, quasi improvvisa.

Immaginate di leggere queste poesie come se fossero quadri astratti pieni di luce e di colore o come se fossero musica, e richiamate tutti i sensi a partecipare in una sintesi di profonda unità.

Dall’Introduzione di Barbara Gabriella Renzi

Le emozioni sono colori. A volte ci prendono alla sprovvista, ci assalgono partendo dallo stomaco e andando come corrente fino alla testa. Mi sento corrente in questo caso perché le emozioni, proprio quelle, le intrappolo fra le parole e poi le dono. Tra le righe di una poesia i colori ci scuotono e si fanno guardare. Li assaporiamo con gli occhi e con l’anima, il loro suono ci penetra nelle vene, la loro voce ci accarezza o elettrizza i pensieri. Il blu è cristallino e il rosso è potente come la voce di un tuono. In questo modo le emozioni non sono altro da noi, non ci travolgono come una marea se non vogliamo, sono mie e vostre e sono la marea che accarezza la nostra pelle e ci infonde energia.

Dalla Prefazione di Alessia Pizzi

Interessante come le due voci poetiche si intreccino nella loro diversità. Barbara Gabriella è più sintetica, mentre Chiara indugia nel dettaglio: eppure entrambe sono sulla barca che naviga lo stesso mare blu.

Dalla Postfazione di Massimo De Micco

Un violino e un piano.

Un concerto diviso in due momenti, Blu e Rosso.

Il piano che introduce la voce del violino è suonato quasi come uno strumento a percussione.

Quando il piano è protagonista, la sala si riempie di echi. Anche qui, poche note, reiterate e asciutte.

Qualche volta il piano abbandona l’armonia a cui gli ascoltatori sono abituati e sperimenta linguaggi diversi: dodecafonia, minimalismo, rumori…

 

Estratti lirici

 

INGANNO AUTUNNALE

di Chiara Rantini

 

Autunno dove sei?

Nascosto tra i colori

mi inganni ancora?

Solo abiti a festa

dalle mie finestre

attesa schermata

dal vetro dell’irrealtà

mi sorprenderai

arrivando improvviso

violento sulle foglie

sollevate in turbini

come uccelli migratori

verserò una lacrima

senza sapere dove cadrà

erranti io e te nel cielo

come stelle evanescenti

di lontani universi perduti

IN UN TEMPO

di Barbara Gabriella Renzi

 

Un tempo solitario

Un pensiero pungente

Di un tempo muto

Di un tempo sbieco

Una voce cara

Un suono vivo

Un sogno

Di un tempo chiuso

Di un tempo infranto

Di un tempo murato.

Una voce solitaria

Per un tempo vero

Per un tempo vivo

Per un uomo

Per un tempo unito

Per un tempo chiaro

Per un uomo.

Per te. Per noi.

 

Il libro è ordinabile in tutte le librerie e negli store on line:

https://www.lerudita.it/shop/il-blu-e-il-rosso/

https://www.ibs.it/blu-rosso-libro-barbara-gabriella-renzi-chiara-rantini/e/9788867706693

 

La stanza della poesia: Massimo De Micco

Massimo De Micco

 

Ugualmente scompare

Un cervo mi attraversa la strada.

No, sbagliato: secondo il noto adagio

il cervo è il bosco, la strada lo attraversa.

Non lo ferisce perché freno in tempo.

Ugualmente scompare.

Il bosco è muto di spavento,

come io credo che nel primo tempo

lo spavento abbia tolto la parola a loro

e l’abbia data a noi.

 

Malva

Oggi era il compleanno

di chi ho aperto come una tenda

indeciso sul da farsi,

se fidarsi.

Nell’attesa è cresciuta la malva,

si è riaperto mille volte il fiore

che colora la sua città

a cui torno spaesato.

E vorrei dormire in tenda

tra le malve, per farmi ridire

quel verso di Bevilacqua

che ha qualcosa a che fare.

 

MASSIMO DE MICCO

Massimo de Micco nasceva a Firenze il 1972. Con una laurea in psicologia e tante esperienze nella formazione professionale , vive come lo scorpione di Trilussa.

Disegna dipinge e illustra cose sue e di altri.

Qualche saggio è apparso sulle riviste Kykeion e Tlon. Sul suo blog pubblica le avventure di un personaggio immaginario, raccolte in due volumi, “C’era tre volte Marcovaldo” (Fuoribinario) e C’era tre volte Marcovaldo (Ensemble). Ha pubblicato poesie nell’antologia Affluenti, nuova poesia fiorentina. Racconti e filastrocche intorno al mondo della scuola si possono leggere sul blog “‘C’era una volta la DAD”.

 

La stanza della poesia: Ugo Mauthe

Ugo Mauthe, Ora di punta

 

 

Ora di punta

ombre fantasmi mille miraggi

anelli corone del mondo

curve paraboliche intasate di sogni

vivere è un’ora di punta

(da “il silenzio non tace”, Edizioni Ensemble)

 

 

Ugo Mauthe è un pubblicitario con una lunga storia professionale come copywriter, direttore creativo e docente di comunicazione. Accanto alla scrittura pubblicitaria ha sempre coltivato quella letteraria. Ha pubblicato le poesie di Il silenzio non tace (Edizioni Ensemble 2019), Premio Il Meleto di Guido Gozzano e finalista ai Premi Albero Andronico e Poetika, la silloge poetica Minuziosa sopravvivenza (Il Convivio Editore, 2018) che ha ottenuto diversi riconoscimenti, e il romanzo Qunellis, (Giovane Holden Edizioni, 2018), un racconto nero post apocalittico e post umano. Nel 2017 ha vinto il contest Racconti nella Rete con la fiaba Sem fa cucù, inserita nell’antologia edita da Nottetempo. Sem, un magico semaforino che aiuta bambini e animaletti, è protagonista anche del suo ultimo lavoro, la fiaba Sem strapazza i bullazzi (Tomolo-Edigiò Edizioni, 2020). Suoi racconti, fiabe e poesie sono stati finalisti o premiati in numerosi concorsi letterari. Si considera un privilegiato perché ogni giorno realizza il suo sogno: vivere scrivendo.

La stanza della poesia: Roberto Crinò

Roberto Crinò, La dimenticanza da “Ineffabile mutazione”

 

 

La dimenticanza
È la notte
la madre paziente
che lenta posa
la sua mano sul viso
il suo orecchio ad ascoltare
la voce esausta
dei figli che il giorno
ha lasciato tribolare
speranzosi in un sì
atterriti da un no.
E nel silenzio del suo manto
ricamo di ombre e stelle
nel canto di una nenia
riposa la mente gravida
di vertigini e precipizi
tutto è immenso
e s’intinge d’un nero pace
mentre il grembo della nutrice
in origine creatrice
accoglie
benda
cura
con unguenti e balsami
di labile dimenticanza

– dopo aver riletto “Elogio della dimenticanza” di B. Brecht

 

 

Roberto Crinò è nato a Palermo, il 3 ottobre 1972. Docente di Lettere al Liceo Classico ”Vittorio Emanuele II” di Palermo, scrive versi, prosa e testi di canzoni. Diversi sono i progetti di musica inedita da lui animati come compositore dei testi e di melodie e come cantante, tra questi Le Anomalie, rock band venata di echi letterari. Si è laureato nel 2000 in lettere moderne con una tesi di laurea su “La questione ebraica in Germania durante l’Illuminismo”, scritta in parte presso l’università di Heidelberg (Germania).

Nel giugno 2018 pubblica, per i tipi della casa editrice romana Ensemble, la sua prima raccolta di poesie dal titolo “Le coincidenze significative. Canti di Anomalie e Resilienza”. Nell’ottobre 2019 pubblica, sempre con Ensemble, la sua seconda raccolta poetica dal titolo “Ineffabile mutazione”.

 

La stanza della poesia: Daniele Ricardo Vaira

Daniele Ricardo Vaira, La carezza è una goccia

 

 

 

Daniele Vaira si è innamorato della poesia, un venerdì, mentre lei guardava da un’altra parte e da allora non ha mai smesso di dichiararsi, regalandole quattro libri autografati. Giornalista professionista e copywriter italo-costaricano, colleziona parole sulla pagina Facebook “Appeso alle parole”. La poesia “La carezza è una goccia” è tratta da “Abbracci Storti” (Ensemble 2019).