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Tag Archives: racconto breve

Come la pioggia

ETTY HILLESUM, un’oasi di serenità nell’impero del male.

di Chiara Rantini Se dovessi descrivere Etty a chi non la conosce, userei un’immagine e un pensiero. L’immagine, un prato sconfinato disseminato di fiori sotto un sole gentile e tiepido, il pensiero, ciò che la stessa Hillesum scrisse quando si trovava nel campo di lavoro di Westerbork: “Provo grande stupore per gli uomini che non […]

Nel segno della falsificazione storica

  di Daniele Marletta Catherine Nixey, Nel nome della croce. La distruzione del mondo classico, Bollati Boringhieri 2018 Un libro dal titolo commercialmente accattivante, ma che è nei contenuti addirittura peggiore delle aspettative. Nel risvolto di copertina si dice che chi lo ha scritto avrebbe studiato “Storia e Letteratura Classica a Cambridge”, e questo ci […]

UN PARADISO PER ICARO di Chiara Rantini – riflessioni di Gabriella Becherelli

Chiara Rantini, Un paradiso per Icaro, Alter Affluenti Poesia, Ed. Ensemble, Roma, 2018 Dalla notte dei tempi i miti ancora oggi raccontano la nostra essenza, il nostro modo di essere e di affrontare la vita. Icaro rappresenta l’impulso primordiale di salvezza, un forte anelito verso il desiderio di libertà, incarna quello slancio vitale così forte […]

Vederci doppio

Recensione di Chiara Rantini Mirko Tondi, Vederci doppio, Robin edizioni, Torino, 2018   Accolgo con grandissimo entusiasmo questa nuova fatica letteraria di Mirko Tondi. Questa volta non si tratta di un romanzo ma di una raccolta di racconti molto singolare. Quarantadue racconti divisi in blocchi e alternati da trilogie tematiche. Mirko Tondi propone al lettore […]

Intervista con l’autore: Romina Bramanti

Cari lettori, oggi abbiamo incontrato Romina Bramanti, nata e cresciuta in Versilia, scrittrice di prosa e poesia. – Com’è nata la passione per la scrittura? Da bambina mi sono accorta che esprimermi a parole non era il mio forte, vuoi per la timidezza, vuoi per il fatto che abitavo in aperta campagna ed ero circondata […]

OMBRA, un racconto per una notte d’autunno

Un’ombra esce dal muro, nella notte invernale. È bianca e muta.

Qualcuno ride dietro ad un cancello: l’ombra avanza per ascoltare.

Con passo invisibile di piedi leggeri, si sposta, dilatandosi sulla gelida e spugnosa parete.

Non tocca il selciato il piede. Non esiste alcun piede e i passi sono un soffio nella notte.

Non potrà essere l’ospite di quella casa dietro al cancello, non potrà sedersi sulla poltrona ad attendere il vino profumato servito in calici scintillanti, né chiedere la voce di una donna per saldare il debito con la solitudine.

Non potrebbe essere altro che un ospite senza nome, con uno sguardo lontano e increspato come le onde prima di infrangersi sugli scogli.

Un tempo, non era ancora un’ombra.

Amava passeggiare sui ponti sospesi sulla ferrovia: il sibilo stridente del treno gli dava l’emozione della vita, sino quasi a soffocarla.

Prima i treni, poi l’amore e il vino.

Cercava le donne nell’oscurità.

Della città sceglieva i luoghi più inaccessibili, opachi e bui.

Saliva scale strette, umide, serpeggianti finché non urtava contro una porta sconosciuta.

Era l’ospite inatteso, quello di cui una donna poteva innamorarsi.

Ma nessuna avrebbe potuto amarlo.

Nel suo sguardo c’era qualcosa di inquietante, sconsolato, gelido che allontanava prima ancora che sopravvenisse il desiderio di conoscerlo.

Così si prolungavano senza fine i giorni trascorsi ad assaporare l’odore acre dei binari bagnati dalla pioggia e le notti che rotolavano assenti nell’attesa di un incontro.

Una sera ebbe fine la lunga attesa.

Era ancora un uomo che respirava l’aria della città quando il treno passò lentamente, sollevando minuscole gocce di vapore.

Lei sedeva nel senso contrario di marcia, avvolta in un grande scialle turchese. Due occhi punteggiati di pietre scintillanti e capelli color ebano.

Sembrava chiamarlo.

Il treno continuava la sua corsa ma forse sarebbe stato ancora possibile rispondere a quella chiamata con un cenno della mano o col battere lieve del pugno sul vetro, perché lei potesse capire che lui era vivo e disposto ad amare.

Il treno rallentò e la mano giunse a destinazione; un pugno che si tramutò in mano aperta come a ribadire una richiesta di pace e di oblio.

Lei sorrideva. Era certo che sorrideva. Lei lo aspettava da tempo, non c’era alcun dubbio.

Perché allora la mano scivolò sull’umida trasparenza, perché il lembo della giacca si legò ad un’estrema parte della ruota, perché tutto divenne nero come la notte e sparì la luce di quegli occhi?

Solo un’ombra. Un’ombra che ancora osserva con occhi invisibili il mondo che continua il suo giro. Un’ombra che sente ma non può raccontare. Un’ombra che ricorda il passato e non chiede niente al futuro.

Nel silenzio della notte anche ciò che non esiste ha una possibilità: finché il treno non riprende a fischiare.