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Author Archives: Chiara Rantini
La stanza della poesia: Mario Giorgini
MARIO GIORGINI
“IL MIO GRANDE AMORE” 22 marzo 2014
Al mattino la voglia e
la stanchezza si
rigirano con me
nel cuscino.
Fanno a gara con
scarsa potenza
e pochissimi muscoli.
Invocano essi solo la
forza un poco di
rabbia per il perdono,
per sfrecciare in bilico
sopra a certi miei pericoli.
Alfine in me superano
le vertigini
per portarmi un grande
dono.
E’ solo il mio grande
amore mentre salta
un temibile fosso.
Ed è così che divento
io il favorito per la nuova gara…
….come se guidassi
un invincibile e
luccicante bolide
rosso.
“FEBBRE D’AMANTE” 7 Maggio 2014
Quando avremo le
menti macerate dalla
febbre d’amante,
lì allora ogni bellezza
s’incendierà
e sarà alfine solo
polvere o saggezza.
Così la vita andata in
fumo di ognuno avrà
un filo sottile,
sul quale….
…alla follia ripensare.
Mario Giorgini è nato a Firenze il 28.03.1964, da 26anni affetto da sclerosi multipla, è sposato ed ha due figlie. Scrive poesie ascoltando musica. Ha pubblicato poesie sulle antologie:
Alda Merini, Ursini ed., Canto d’amore, Kimerik, Sognando l’infinito, Rupe mutevole, Nimesis, Impronte

Sulla soglia della lontananza, antologia poetica
SULLA SOGLIA DELLA LONTANANZA antologia poetica a cura di Chiara RantiniL’angolo del poeta: intervista a Chiara Rantini di Benedetto Ghielmi
“L’ANGOLO DEL POETA”: spazio dedicato ai poeti e alla poesia a cura di Benedetto Ghielmi.
Qui potete ascoltare la lunga intervista a cura di Benedetto Ghielmi che verte sui temi della poesia, della ricezione della stessa e della mia poetica in generale.
Recensione a LA RESA DELLE OMBRE

Con gioia annuncio che è stata pubblicata sul blog All colours of romance una ottima recensione al mio romanzo a cura di Gabriella La Rosa.
Qui il link per leggerla integralmente:
La stanza della poesia: JOHANNA FINOCCHIARO

La poetessa emozionale Johanna Finocchiaro https://www.poetiemozionali.it/johanna-finocchiaro.php ci presenta alcune delle sue poesie tratte dall’ultima raccolta Clic.
Buona lettura!
SE SOLO VOLESSI
Non sei stanco di negare
Di emigrare
Sfiorare
un’anima in transito senza le gambe?
Non sei stanco di pesare sospiri
Di pesare i pensieri
Erigere muri,
un corpo di stoffa senza le mani?
Non sei affranto per queste partite
Giocate e perdute
Di certo truccate,
un breve rimorso senza le labbra?
Se solo volessi rispondere
A te e a nessun altro
Sarebbe come scrivere,
per penna il cuore, al centro.
L’ACQUA CHE SCORRE
Sei come l’acqua.
Sei come l’acqua che scorre. Calda, fredda. Calda, Fredda. Rovente, sovente.
Culla di civiltà perse ma non perdute. Radice di case stanche. Veraci. Imperfette. Belle:
intonaco e crepe.
Osservo dal basso la materia di cui sei fatta.
Di cui non sono fatta.
E gli altri non sanno, ignoranti.
Non lo sanno.
Che ne sanno?
Mi riconoscono, in te. Sorridono, dicendolo. Sorridi tu, credendolo.
Gracchiano, le voci, sul viso mio. Attraversano, stridendo, il tuo.
Che spessi strati di tempo hanno incrostato. Ed un giorno in più, oggi.
Ti donano tutti quanti.
Loro non sanno.
La materia di cui sei fatta.
Di cui non sono fatta.
Gelosia e fierezza nello stesso bicchiere. Amaro il suo sorso, di fiele. Scolo di getto, scolo il fiele. Percorre la gola tutta.
A te non serve.
Sei come l’acqua. Rinvigorisci, rinfreschi, ravvivi.
Senza chiedere e senza bussare, racchiusa in argini rotti.
Sei l’acqua. Che mi scorre in vena. Invano.
Vene varicose, malate, viola. Fanno male.
E fai male tu, talvolta, onda d’urto ed urto d’onda, sulle pareti deboli d’esse.
Le riempi, dondolando, come riempivi i miei occhi, freschi. Appena sbocciati. Incolori.
Di latte.
Sei l’acqua che scorre. Bollente, marchiata d’estate; gelata, scolpita d’inverno.
Levighi e rinnovi e affoghi e lenisci e distruggi. A tuo gusto, a tuo comando,
talvolta al mio, che mi ribello e cambio e camuffo quegli occhi, cresciuti dal male e marciti.
Occhi che non riempi più. Neri. Di sale.
Bruci, acqua; disinfetti ferite che son difetti. Che son pazzia.
Impavida, senza elmo, segnata la carne tua dalla vendetta mia.
Guida maldestra, sovversiva maestra, unicorno di mare.
Ti seguono ancora quegli occhi neri sul cammino, a tratti tracciato, secco;
il sale, intanto, cade.
Perché? Istinto. Sopravvivenza.
Sei l’acqua.
E calda e fredda son io, come e per te.
Sei.
Bollente. Gelata.
Mi scappi di mano ma resti. A piccole gocce, piccola vita. Stremata, nei deserti,
anche allora, rischio.
Avventure già morte in partenza.
Eppure resti. Mi aspetti. Mi salvi. A piccole gocce, piccola vita.
Sei come l’acqua che scorre.
Scorri.
È amore
CLIC
Ho una madre. Un padre. Un fratello. Un nipote. Un tetto, un libro in testa, un libro in mano;
ho due mani.
Un gatto, grande e robusto, nero, un letto, tre sogni a dir poco.
Quattro o cinque a dir il vero.
Ho un Dio che mi ha creata a Sua immagine e di cui non ho sembianze.
Ho un tamburo che danza rituale e sbraita meschino di notte.
Ho un mondo. Il più delle volte, le volte buone.
E ricordo a me stessa quel mondo. Dovrei amarlo. Dovrei sentirlo. Dovrei staccarmi da terra, messaggera alata
e trovarlo.
Il panorama autentico, scevro d’egoismo. Mio. Mitologico.
Volare sopra di me, senza di me, concentrare la vista sul fuoco.
La scintilla: palesemente necessaria.
Ma proprio non può, no, prendersene merito. Della luce. Che da quella partenza cresce e muta e si ribella. E va, evaporando.
Io, io non lo posso fare. Non più. Comincio a capire.
E a fuggire dalla luce, lei, mia, che rendo buia perché buia sono. Ancora senz’ali.
Non sento niente e non so perché.
Umana compassione cercasi.
E le tragedie, anch’esse, non turbano. Non urtano. Le viscere non mi pungono.
Ma neppure son pazza, oggi, non son io quella pazza.
Un clic. Qualcosa in me ha fatto clic e non ritorna. Indietro.
Sciolgo i capelli, fili spezzati di un nastro nero alla luce di luna.
Dicembre comincia e prosegue la nenia.
Anemica di cuore, anemica d’amore.
La rima non é originale. La rima non era prevista.
Frugo e scavo e graffio ma non trovo. Quel geniale modo, il migliore, di confessare. Confessare.
Confessare che non sento niente e so perché.
Clic

Prima di “La resa delle ombre” – Alcuni racconti in formato video
“La resa delle ombre” è stata pubblicata nel maggio del 2018. Precedentemente però mi ero “esercitata” e divertita a scrivere brevi racconti poi apparsi in varie antologie.
Alcuni di questi, limitatamente agli estratti, sono stati narrati in un bel video realizzato dall’amica poetessa emozionale Brigida Liparoti.
I racconti sono:
L’ultima festa del paese, pubblicato nell’antologia Racconti Toscani anno IV, Historica ed., 2017

Figlia della luna edito da Panesi ed. nell’antologia Oltre i Media., 2016

La dama rossa, pubblicato nell’antologia Qualcosa di rosso, Alcheringa ed., 2016

Buona visione!
La nuova antologia di AFFLUENTI (volume secondo)
È disponibile nello store della casa editrice Ensemble, la nuova (seconda) antologia di Affluenti Nuova Poesia Fiorentina.
All’interno, sono contenute due mie poesie : Ebbro di canto e Westerbork




Divag-azione estiva nel verde Mugello: Paterno e Cerreto Maggio
Paterno è un borgo di poche case sovrastato da una ex cava di pietra. Si trova a pochi chilometri da Vaglia e dalla statale che proviene da Firenze.
Da Paterno seguiamo le indicazioni per Cerreto Maggio su strada asfaltata vicino al corso del Borro dei Granchi. 
Dopo le prime case, la strada diventa sterrata e ombrosa.
Superato il ponte sul borro, il percorso torna asfaltato e in salita. Dopo alcuni tornanti su cui si affacciano delle splendide ginestre in fiore, appare il profilo del campanile della pieve di Cerreto Maggio.
In prossimità della chiesa, abbandoniamo la strada principale per visitare l’edificio religioso, oggi disgraziatamente, in stato di abbandono.

Facendosi largo tra erbe infestanti è possibile fare il periplo della pieve scoprendo il suo caratteristico impianto romanico. Purtroppo non è visitabile all’interno.

Lasciata la chiesa e il monumento ai Caduti posto in alto davanti all’edificio religioso, proseguiamo sul percorso principale ignorando a sinistra la diramazione per Pescina (sentiero n. 7).
Ora è una soleggiata carrareccia che sale tra radi boschetti e campi coltivati. Il paesaggio è davvero bucolico. 
Raggiunte alcune case e salutato uno splendido asinello, il sentiero arriva ad un trivio: a sinistra inizia il sentiero 8 per Volmiano e Legri, ancora più sinistra troviamo il sent. 00 verso Monte Morello, a destra sempre lo 00 che prosegue in direzione del M.te Gennaro e il passo delle Croci di Calenzano.

Per il momento, la nostra escursione termina qui in attesa di essere ripresa in tutte le direzioni.
GALLERIA DI IMMAGINI




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