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Category Archives: La stanza della poesia

Come la pioggia

I Giusti. Storia di un salvataggio

Jan Brokken, I giusti, Iperborea, Milano, 2020 Secondo la tradizione ebraica talmudica, nel mondo ci sono sempre almeno 36 Giusti in qualsiasi momento della storia e sono questi i Giusti tra le nazioni. In questo libro si parla di Giusti. Uomini giusti, infatti, furono coloro che misero a repentaglio la propria vita per soccorrere e […]

I RACCONTI DI KAZAKÒV

Jurij Kazakòv, Alla stazione e altri racconti, Einaudi, Torino, 1964 Recensione a cura di Chiara Rantini Questi racconti sono stati scritti nella seconda metà degli anni ’50 del Novecento e sono di un autore che non è molto noto in Occidente. Risalgono quindi a un periodo in cui la letteratura in Russia era sotto il […]

LUOGO DI CONFINE

UN VIAGGIO LETTERARIO A TRIESTE E NELLE TERRE LIMITROFE di Chiara Rantini Di viaggi se ne possono fare di svariati tipi. Ci sono viaggi che coinvolgono solo l’aspetto motorio (rari e inutili), viaggi che sono totali in quanto condotti con la mente, con i piedi e col cuore e altri che chiamano in causa solo […]

I POETI EMOZIONALI (terza parte)

I Poeti Emozionali nascono da un’idea di Domenico Garofalo, affermato poeta torinese, nella notte del 9 giugno 2020. Intorno a questa intuizione si crea da subito un fermento poetico animato da amici scrittori sparsi in tutta Italia. Ciò che accomuna gli appartenenti a questo movimento, è l’amore per la poesia, la consapevolezza della necessità di […]

I POETI EMOZIONALI (seconda parte)

I Poeti Emozionali nascono da un’idea di Domenico Garofalo, affermato poeta torinese, nella notte del 9 giugno 2020. Intorno a questa intuizione si crea da subito un fermento poetico animato da amici scrittori sparsi in tutta Italia. Ciò che accomuna gli appartenenti a questo movimento, è l’amore per la poesia, la consapevolezza della necessità di […]

La stanza della poesia: JOHANNA FINOCCHIARO

 

La poetessa emozionale Johanna Finocchiaro https://www.poetiemozionali.it/johanna-finocchiaro.php ci presenta alcune delle sue poesie tratte dall’ultima raccolta Clic.

Buona lettura!

 

 

SE SOLO VOLESSI

Non sei stanco di negare

Di emigrare

Sfiorare

un’anima in transito senza le gambe?

 

Non sei stanco di pesare sospiri

Di pesare i pensieri

Erigere muri,

un corpo di stoffa senza le mani?

 

Non sei affranto per queste partite

Giocate e perdute

Di certo truccate,

un breve rimorso senza le labbra?

 

Se solo volessi rispondere

A te e a nessun altro

Sarebbe come scrivere,

per penna il cuore, al centro.

 

 

L’ACQUA CHE SCORRE

Sei come l’acqua.

Sei come l’acqua che scorre. Calda, fredda. Calda, Fredda. Rovente, sovente.

Culla di civiltà perse ma non perdute. Radice di case stanche. Veraci. Imperfette. Belle:

intonaco e crepe.

Osservo dal basso la materia di cui sei fatta.

Di cui non sono fatta.

E gli altri non sanno, ignoranti.

Non lo sanno.

Che ne sanno?

Mi riconoscono, in te. Sorridono, dicendolo. Sorridi tu, credendolo.

Gracchiano, le voci, sul viso mio. Attraversano, stridendo, il tuo.

Che spessi strati di tempo hanno incrostato. Ed un giorno in più, oggi.

Ti donano tutti quanti.

Loro non sanno.

La materia di cui sei fatta.

Di cui non sono fatta.

Gelosia e fierezza nello stesso bicchiere. Amaro il suo sorso, di fiele. Scolo di getto, scolo il fiele. Percorre la gola tutta.

A te non serve.

Sei come l’acqua. Rinvigorisci, rinfreschi, ravvivi.

Senza chiedere e senza bussare, racchiusa in argini rotti.

Sei l’acqua. Che mi scorre in vena. Invano.

Vene varicose, malate, viola. Fanno male.

E fai male tu, talvolta, onda d’urto ed urto d’onda, sulle pareti deboli d’esse.

Le riempi, dondolando, come riempivi i miei occhi, freschi. Appena sbocciati. Incolori.

Di latte.

Sei l’acqua che scorre. Bollente, marchiata d’estate; gelata, scolpita d’inverno.

Levighi e rinnovi e affoghi e lenisci e distruggi. A tuo gusto, a tuo comando,

talvolta al mio, che mi ribello e cambio e camuffo quegli occhi, cresciuti dal male e marciti.

Occhi che non riempi più. Neri. Di sale.

Bruci, acqua; disinfetti ferite che son difetti. Che son pazzia.

Impavida, senza elmo, segnata la carne tua dalla vendetta mia.

Guida maldestra, sovversiva maestra, unicorno di mare.

Ti seguono ancora quegli occhi neri sul cammino, a tratti tracciato, secco;

il sale, intanto, cade.

Perché? Istinto. Sopravvivenza.

Sei l’acqua.

E calda e fredda son io, come e per te.

Sei.

Bollente. Gelata.

Mi scappi di mano ma resti. A piccole gocce, piccola vita. Stremata, nei deserti,

anche allora, rischio.

Avventure già morte in partenza.

Eppure resti. Mi aspetti. Mi salvi. A piccole gocce, piccola vita.

Sei come l’acqua che scorre.

Scorri.

È amore

 

 

CLIC

Ho una madre. Un padre. Un fratello. Un nipote. Un tetto, un libro in testa, un libro in mano;

ho due mani.

Un gatto, grande e robusto, nero, un letto, tre sogni a dir poco.

Quattro o cinque a dir il vero.

Ho un Dio che mi ha creata a Sua immagine e di cui non ho sembianze.

Ho un tamburo che danza rituale e sbraita meschino di notte.

Ho un mondo. Il più delle volte, le volte buone.

E ricordo a me stessa quel mondo. Dovrei amarlo. Dovrei sentirlo. Dovrei staccarmi da terra, messaggera alata

e trovarlo.

Il panorama autentico, scevro d’egoismo. Mio. Mitologico.

Volare sopra di me, senza di me, concentrare la vista sul fuoco.

La scintilla: palesemente necessaria.

Ma proprio non può, no, prendersene merito. Della luce. Che da quella partenza cresce e muta e si ribella. E va, evaporando.

Io, io non lo posso fare. Non più. Comincio a capire.

E a fuggire dalla luce, lei, mia, che rendo buia perché buia sono. Ancora senz’ali.

Non sento niente e non so perché.

Umana compassione cercasi.

E le tragedie, anch’esse, non turbano. Non urtano. Le viscere non mi pungono.

Ma neppure son pazza, oggi, non son io quella pazza.

Un clic. Qualcosa in me ha fatto clic e non ritorna. Indietro.

Sciolgo i capelli, fili spezzati di un nastro nero alla luce di luna.

Dicembre comincia e prosegue la nenia.

Anemica di cuore, anemica d’amore.

La rima non é originale. La rima non era prevista.

Frugo e scavo e graffio ma non trovo. Quel geniale modo, il migliore, di confessare. Confessare.

Confessare che non sento niente e so perché.

Clic

 

La stanza della poesia : BARBARA GABRIELLA RENZI

Ci sono periodi della mia vita in cui scrivo solo poesie. I versi mi rincorrono dovunque vada e permeano le mie giornate. Sono un alter ego che mi spiega la vita. In altri periodi scrivo storie brevi, soprattutto per bimbi. Adoro anche dipingere e dipingo le mie emozioni lasciando ai colori dettare la forma delle mondo. Ho studiato filosofia e psicologia. Sono una terapista cognitivo comportamentale e di tipo integrativo. Mi piace vivere vicino al mare, perché la sua canzone mi culla e mi calma.”

Barbara Gabriella Renzi, poetessa emozionale  (https://www.poetiemozionali.it/home.php) è nata a Nuoro nel 1972 e cresciuta a Roma. Scrive poesie e storie brevi.

Ha scritto fin da quando era una bimba. La sua prima storia s’intitolava “Marzietto e Marzieto: i due fratelli stellari”. Aveva sette anni. Con la casa editrice PAV edizioni ha pubblicato “Storie di Donne” e “Scaglie di Sapone”. Il primo libro prende spunto da foto di donne comuni per raccontare storie di coraggio e non comuni. Ogni storia inizia con dei versi poetici, che descrivono in sensazioni il fulcro del racconto. “Scaglie di Sapone” è un breve romanzo poetico, racconta la storia di Sara, una donna di cui conosciamo solo le emozioni, ma non i fatti che le accompagnano, e di cui sappiamo che hai capelli rossi. Forse conosciamo Sara più intimamente di altre donne.

Barbara con Ensemble edizioni ha pubblicato “Storie stellari”, una serie di storie per bambini e bambine: storie fantastiche che hanno, però, le loro radici ben piantate sulla Terra e insegnano i valori della pace, dell’amore per il prossimo.

Donna. Filari d’alberi in voci, Edda Edizioni. 2019, è il suo ultimo libro di poesie.

Questo libro nasce da conversazioni con molte donne: donne che ho incontrato sull’autobus, amiche di penna e conoscenti. Noi donne, a volte, ci raccontiamo storie e le storie racchiudono emozione. Ogni emozione che mi è stata trasmessa si trova qui, disegnata in queste parole, come per conservarla e non lasciarla scivolare come acqua saponata. Ogni poesia racconta una storia tramite le emozioni, una storia di donna per formare un quadro tridimensionale, una scultura di noi donne.

Ogni pennellata è un silenzio che vibra, una voce che sussurra: insieme formano un coro polifonico e una voce che si spande in onde, che viaggia fra le correnti del mondo, sperando di essere colta e fermata. E chi se non una donna qui a cogliere il fiore nel coro silenzioso di mille voci?

Un libro per viaggiare insieme su una piccola imbarcazione di carta forte abbastanza per cavalcare i venti. Ora le voci si chiedono se tu le ascolterai.

 

Lo sguardo

 

In sordi angoli muti

In chiari occhi tremuli

In orli d’orizzonti

In onde striate

In nenie di clessidre

In polvere antica

In musiche mute

In silenzi opachi

In foglie grigie

Osservi.

 

 

La stanza della poesia: Ugo Mauthe

Ugo Mauthe, Ora di punta

 

 

Ora di punta

ombre fantasmi mille miraggi

anelli corone del mondo

curve paraboliche intasate di sogni

vivere è un’ora di punta

(da “il silenzio non tace”, Edizioni Ensemble)

 

 

Ugo Mauthe è un pubblicitario con una lunga storia professionale come copywriter, direttore creativo e docente di comunicazione. Accanto alla scrittura pubblicitaria ha sempre coltivato quella letteraria. Ha pubblicato le poesie di Il silenzio non tace (Edizioni Ensemble 2019), Premio Il Meleto di Guido Gozzano e finalista ai Premi Albero Andronico e Poetika, la silloge poetica Minuziosa sopravvivenza (Il Convivio Editore, 2018) che ha ottenuto diversi riconoscimenti, e il romanzo Qunellis, (Giovane Holden Edizioni, 2018), un racconto nero post apocalittico e post umano. Nel 2017 ha vinto il contest Racconti nella Rete con la fiaba Sem fa cucù, inserita nell’antologia edita da Nottetempo. Sem, un magico semaforino che aiuta bambini e animaletti, è protagonista anche del suo ultimo lavoro, la fiaba Sem strapazza i bullazzi (Tomolo-Edigiò Edizioni, 2020). Suoi racconti, fiabe e poesie sono stati finalisti o premiati in numerosi concorsi letterari. Si considera un privilegiato perché ogni giorno realizza il suo sogno: vivere scrivendo.

La stanza della poesia: Roberto Crinò

Roberto Crinò, La dimenticanza da “Ineffabile mutazione”

 

 

La dimenticanza
È la notte
la madre paziente
che lenta posa
la sua mano sul viso
il suo orecchio ad ascoltare
la voce esausta
dei figli che il giorno
ha lasciato tribolare
speranzosi in un sì
atterriti da un no.
E nel silenzio del suo manto
ricamo di ombre e stelle
nel canto di una nenia
riposa la mente gravida
di vertigini e precipizi
tutto è immenso
e s’intinge d’un nero pace
mentre il grembo della nutrice
in origine creatrice
accoglie
benda
cura
con unguenti e balsami
di labile dimenticanza

– dopo aver riletto “Elogio della dimenticanza” di B. Brecht

 

 

Roberto Crinò è nato a Palermo, il 3 ottobre 1972. Docente di Lettere al Liceo Classico ”Vittorio Emanuele II” di Palermo, scrive versi, prosa e testi di canzoni. Diversi sono i progetti di musica inedita da lui animati come compositore dei testi e di melodie e come cantante, tra questi Le Anomalie, rock band venata di echi letterari. Si è laureato nel 2000 in lettere moderne con una tesi di laurea su “La questione ebraica in Germania durante l’Illuminismo”, scritta in parte presso l’università di Heidelberg (Germania).

Nel giugno 2018 pubblica, per i tipi della casa editrice romana Ensemble, la sua prima raccolta di poesie dal titolo “Le coincidenze significative. Canti di Anomalie e Resilienza”. Nell’ottobre 2019 pubblica, sempre con Ensemble, la sua seconda raccolta poetica dal titolo “Ineffabile mutazione”.

 

La stanza della poesia: Daniele Ricardo Vaira

Daniele Ricardo Vaira, La carezza è una goccia

 

 

 

Daniele Vaira si è innamorato della poesia, un venerdì, mentre lei guardava da un’altra parte e da allora non ha mai smesso di dichiararsi, regalandole quattro libri autografati. Giornalista professionista e copywriter italo-costaricano, colleziona parole sulla pagina Facebook “Appeso alle parole”. La poesia “La carezza è una goccia” è tratta da “Abbracci Storti” (Ensemble 2019).

 

La stanza della poesia: Domenico Garofalo

 

Domenico Garofalo, Angelo vs Demone

 

Angelo vs Demone

Non cercare parole artefatte
perché tutto è semplice.
Così semplice che la tabellina
del due al confronto è
complessa.

Ti piace nella vita dei tuoi giorni

e nel lavoro che fai
trovare sempre un colpevole
con una sentenza
vicino alla sua distruzione.

Giochi a fare il grande giudice ma

non hai ancora capito un cazzo
di cosa ti puoi trovare davanti ai tuoi occhi,
un mattino all’improvviso.

Tu continui a cercare il demone

dietro il mio volto angelico.

Io continuo a ripeterti di cercare l’angelo

dietro il mio volto da demone.

da Parole sporche 2018

Domenico Garofalo nasce a Torino nel 1959.

Diplomato in elettronica, lavora come Informatore Medico Scientifico per una nota azienda del parafarmaco della provincia di Milano.

Dopo anni passati a gettare nel cestino i suoi scritti, decide nell’autunno del 2012 di conservare tutto. Il cuore e l’anima lo affascinano nelle loro sfumature, e sono presenti in molte sue poesie.

Ottobre 2013 esce la sua prima silloge poetica “ACQUARELLI” edita da Narrativaepoesia di Roma.

Ha pubblicato nel mese di marzo 2015 il secondo libro di poesie, “CAMBIO MATITA” con Alter Ego di Viterbo, presentandolo in prima assoluta davanti a un folto pubblico presso la libreria Belgravia di Torino.

Ha pubblicato con la casa editrice Il Seme Bianco (partner Castelvecchi Editore), nel mese di aprile, 2017 la terza silloge poetica dal titolo “CAFFE’ SCHIUMATO”.

A novembre 2017 è uscito il suo primo romanzo dal titolo “CHIEDI ALLA NEVE” edito dalla DavidandMatthaus.

A novembre 2018 ha pubblicato con Edizioni Ensemble di Roma, la sua quarta silloge poetica, “Parole Sporche”.

Dal 15 febbraio, autopubblicato sulla piattaforma AMAZON in versione EBOOK, una serie di dialomonologhi allo specchio dal titolo: DIO è in mutua: posso aiutarti?

Nel mese di aprile anche la versione cartacea di DIO è in mutua: posso aiutarti? ha visto la luce su AMAZON.

La stanza della poesia: Daniele Cargnino

Daniele Cargnino  da “Blu oltremare”

 

Il senso dei ricordi sotto la superficie della neve
È la solitudine dentro i tuoi occhi
È una canzone sulla nudità di una donna
È una stanza in disordine come i miei capelli lasciati a naufragare
È sale cosparso sulle frasi sbagliate
Contare le notti in cui ho dato amore
Assumere la forma dei tuoi fianchi bagnati di salsedine
Nelle stagioni del vento e del rimpianto

Nato a Torino nel 1987, Daniele Cargnino è videomaker e sceneggiatore di corti, bassista punk e dj per una radio libera torinese. “La sposa nella pioggia” è la sua prima raccolta poetica a cui si è aggiunta nel 2019 “Blu oltremare”.

La stanza della poesia: Giuseppe Settanni

Giuseppe Settanni – Il dipinto senza nome

 

 

Il dipinto senza nome

ho pianto una lacrima soltanto
per te e la tua fragilità
in onore di un passato che ha divorato le attese
e il quadro disegnato dalla voce?
l’artista ha rinnegato la sua opera
all’imbrunire di una giornata arida
pesa come un chiodo
l’immagine del vento e della sabbia
che abbracciavano i nostri steli
per bruciarli al caldo
della notte
le grida del tuo tocco soffice e falso
sono un lamento antico
appoggiato alla chiave della memoria
come un torrente silenzioso
si abbandona il mio corpo

 

 

Giuseppe Settanni, nato a San Giovanni Rotondo nel 1981, vive a Fano (PU). Laureato in Giurisprudenza, è avvocato e docente universitario. Ha pubblicato il romanzo Nero (Edizioni Palomar, 2010 – Menzione di Merito al Concorso Letterario “Le parole arrivano a noi dal passato” 2019) e la silloge poetica Blu (Edizioni Ensemble, 2019 – Vincitore del Premio Anselmo Filippo Pecci 2019). Con la poesia “Fratture non scomposte” è risultato Vincitore Assoluto al Premio Nazionale di Poesia Inedita Ossi di Seppia, mentre la lirica “Il museo delle mancanze” ha vinto il Premio Ariodante Marianni. La sua poesia “Delirio dell’amore bestiale” ha invece vinto il Premio Roberta Perillo al Concorso “Ciò che Caino non sa”.