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Category Archives: La stanza della poesia

Come la pioggia

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La stanza della poesia: Emanuele Martinuzzi

Emanuele Martinuzzi

 

Non assomigli a nessuna

Non assomigli a nessuna parola,

sei dettata in caratteri che amano

tacere, corretta dall’assurdo

nella grafia amara dei miei notturni.

Qualcosa di te si è intinto e dissolto

in ciò che ho di più fragile e antico.

Pensavo il tuo amore precedesse

ogni meraviglia o fosse un poema,

di là da venire, un’infanzia eterna,

ed invece è lo stesso inchiostro che mi scrive.

 

Da l’oltre quotidiano – liriche d’amore di Emanuele Martinuzzi, Carmignani editrice

 

Questo mare

Questo mare non tace, nonostante le sue frasi di scogli sepolti,

né si denuda, nell’andirivieni continuo di lembi fuggiti all’abisso.

Questo mare, tramortito e schivo di pace, sgranchisce le sue rovine

nell’oro di un cielo che, diroccandosi, costringe onde in cicatrici.

 

Non sembra che un cimitero infedele alle sue fatue maree, questo

battesimo di corpi in fuga, rapito da amanti in adorazione di sé.

 

Forse è proprio là, dove la nausea del ricordo s’infrange nella scia

dei miei pallidi sorrisi, che la solitudine scroscia, si serra smarrita.

Da di grazia cronica – elegie sul tempo di Emanuele Martinuzzi, Carmignani editrice

E in cammino

E in cammino

i versi si fecero

orme di pace.

 

Da Spiragli di Emanuele Martinuzzi, Ensemble edizioni

 

Queste colline

Queste colline

che ignorano l’imbrunire

per addormentarsi stella

l’una nell’altra.

Da storie incompiute di Emanuele Martinuzzi, Porto seguro editore

 

Noi due

Noi due perseguitati dalla salvezza

Di fine in fine da inizio a inizio

Difforme l’alba che si ribella a sé stessa

E non si lascia pronunciare che dal tramonto

Con il truce ossimoro della meraviglia

Abbarbicandosi come gabbiani al vento

E lucidi amanti nel gelo della beltà

Siamo abusi sottratti alle ore chiare

E incerte che lastricano i crocevia

Nessun precipizio che s’intreccia con l’animo

Così ondeggiante nell’effimero cadere

Tra avventure di cenere e fedi vive

L’incontro significava la fuga dal tutto

Prima che diafani strumenti ci scandissero

Poesia inedita di Emanuele Martinuzzi

 

 

Emanuele Martinuzzi, classe 1981, Pratese. Si laurea a Firenze in Filosofia. Alcune delle precedenti pubblicazioni poetiche: “L’oltre quotidiano – liriche d’amore” (Carmignani editrice, 2015) “Di grazia cronica – elegie sul tempo (Carmignani editrice, 2016) “Spiragli” (Ensemble, 2018) “Storie incompiute” (Porto Seguro editore, 2019). Ha ottenuto numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali. Ha partecipato al progetto “Parole di pietra” che vede scolpita su pietra serena una sua poesia e affissa in mostra permanente nel territorio della Sambuca Pistoiese assieme a quelle di numerosi artisti.

La stanza della poesia: Massimo De Micco

Massimo De Micco

 

Ugualmente scompare

Un cervo mi attraversa la strada.

No, sbagliato: secondo il noto adagio

il cervo è il bosco, la strada lo attraversa.

Non lo ferisce perché freno in tempo.

Ugualmente scompare.

Il bosco è muto di spavento,

come io credo che nel primo tempo

lo spavento abbia tolto la parola a loro

e l’abbia data a noi.

 

Malva

Oggi era il compleanno

di chi ho aperto come una tenda

indeciso sul da farsi,

se fidarsi.

Nell’attesa è cresciuta la malva,

si è riaperto mille volte il fiore

che colora la sua città

a cui torno spaesato.

E vorrei dormire in tenda

tra le malve, per farmi ridire

quel verso di Bevilacqua

che ha qualcosa a che fare.

 

MASSIMO DE MICCO

Massimo de Micco nasceva a Firenze il 1972. Con una laurea in psicologia e tante esperienze nella formazione professionale , vive come lo scorpione di Trilussa.

Disegna dipinge e illustra cose sue e di altri.

Qualche saggio è apparso sulle riviste Kykeion e Tlon. Sul suo blog pubblica le avventure di un personaggio immaginario, raccolte in due volumi, “C’era tre volte Marcovaldo” (Fuoribinario) e C’era tre volte Marcovaldo (Ensemble). Ha pubblicato poesie nell’antologia Affluenti, nuova poesia fiorentina. Racconti e filastrocche intorno al mondo della scuola si possono leggere sul blog “‘C’era una volta la DAD”.

 

La stanza della poesia : Giuseppe Nicosia

GIUSEPPE NICOSIA

Come un soffio di tramontana all’improvviso

escono dalla memoria ricordi di gioventù

senza un comando preciso, si fermano

a un lontano carnevale senza maschera.

La nostra gioventù era sempre un carnevale

festoso allegro senza lacrime

con qualche bacio rubato sulle rive del lento fiume

Coriandoli, e sorrisi

per arrivare ad oggi senza rimpianti.

Se la tua gioventù è stato un carnevale

quando guardi vecchie fotografie

non ti può scendere nessuna lacrima

 

“In Questo Tempo”

Le nebbie si diradano

in questo strano Novembre

gli ulivi bagnati

aspettano pazienti

il pallido sole, per respirare.

Pensieri lontani attraversano

la spoglia collina

cercando dei segnali oltre l’orizzonte

dove vive quel dolore nascosto

che scivola addosso

come il fiume che entra libero in mare

Un fulmine pieno di dolore

nascosto dietro

l’angolo delle strade deserte

invade il corpo e l’anima

lasciando lacrime, e case vuote

fra disperazione e mille domande

in questo tempo insieme

a questo Novembre

con le nebbie che si diradano.

 

Giuseppe Nicosia

Nato in terra di Sicilia, sono un poeta che raccoglie i segni della vita tra la gente.
Amo la natura e tutto il bello che ci dona.
Due raccolte di poesie, all’attivo, e quattro romanzi pubblicati con
l‘edizione Lulu.
Scrivere per me è un esigenza, sempre per passione.

Fondatore e presidente dell’Associazione Burrasca di colori e parole, costituita per diffondere la poesia, tra le persone. Quella poesia che ci manca, quella poesia che ti trasporta, fra le cose belle della vita. In parte ci sono riuscito, ma bisogna scrivere sempre parole nuove.

La stanza della poesia: Mario Giorgini

MARIO GIORGINI

“IL MIO GRANDE AMORE” 22 marzo 2014

Al mattino la voglia e

la stanchezza si

rigirano con me

nel cuscino.

Fanno a gara con

scarsa potenza

e pochissimi muscoli.

Invocano essi solo la

forza un poco di

rabbia per il perdono,

per sfrecciare in bilico

sopra a certi miei pericoli.

Alfine in me superano

le vertigini

per portarmi un grande

dono.

E’ solo il mio grande

amore mentre salta

un temibile fosso.

Ed è così che divento

io il favorito per la nuova gara…

….come se guidassi

un invincibile e

luccicante bolide

rosso.

 

“FEBBRE D’AMANTE” 7 Maggio 2014

Quando avremo le

menti macerate dalla

febbre d’amante,

lì allora ogni bellezza

s’incendierà

e sarà alfine solo

polvere o saggezza.

Così la vita andata in

fumo di ognuno avrà

un filo sottile,

sul quale….

…alla follia ripensare.

 

Mario Giorgini è nato a Firenze il 28.03.1964, da 26anni affetto da sclerosi multipla, è sposato ed ha due figlie. Scrive poesie ascoltando musica. Ha pubblicato poesie sulle antologie:

Alda Merini, Ursini ed., Canto d’amore, Kimerik, Sognando l’infinito, Rupe mutevole, Nimesis, Impronte

La stanza della poesia: JOHANNA FINOCCHIARO

 

La poetessa emozionale Johanna Finocchiaro https://www.poetiemozionali.it/johanna-finocchiaro.php ci presenta alcune delle sue poesie tratte dall’ultima raccolta Clic.

Buona lettura!

 

 

SE SOLO VOLESSI

Non sei stanco di negare

Di emigrare

Sfiorare

un’anima in transito senza le gambe?

 

Non sei stanco di pesare sospiri

Di pesare i pensieri

Erigere muri,

un corpo di stoffa senza le mani?

 

Non sei affranto per queste partite

Giocate e perdute

Di certo truccate,

un breve rimorso senza le labbra?

 

Se solo volessi rispondere

A te e a nessun altro

Sarebbe come scrivere,

per penna il cuore, al centro.

 

 

L’ACQUA CHE SCORRE

Sei come l’acqua.

Sei come l’acqua che scorre. Calda, fredda. Calda, Fredda. Rovente, sovente.

Culla di civiltà perse ma non perdute. Radice di case stanche. Veraci. Imperfette. Belle:

intonaco e crepe.

Osservo dal basso la materia di cui sei fatta.

Di cui non sono fatta.

E gli altri non sanno, ignoranti.

Non lo sanno.

Che ne sanno?

Mi riconoscono, in te. Sorridono, dicendolo. Sorridi tu, credendolo.

Gracchiano, le voci, sul viso mio. Attraversano, stridendo, il tuo.

Che spessi strati di tempo hanno incrostato. Ed un giorno in più, oggi.

Ti donano tutti quanti.

Loro non sanno.

La materia di cui sei fatta.

Di cui non sono fatta.

Gelosia e fierezza nello stesso bicchiere. Amaro il suo sorso, di fiele. Scolo di getto, scolo il fiele. Percorre la gola tutta.

A te non serve.

Sei come l’acqua. Rinvigorisci, rinfreschi, ravvivi.

Senza chiedere e senza bussare, racchiusa in argini rotti.

Sei l’acqua. Che mi scorre in vena. Invano.

Vene varicose, malate, viola. Fanno male.

E fai male tu, talvolta, onda d’urto ed urto d’onda, sulle pareti deboli d’esse.

Le riempi, dondolando, come riempivi i miei occhi, freschi. Appena sbocciati. Incolori.

Di latte.

Sei l’acqua che scorre. Bollente, marchiata d’estate; gelata, scolpita d’inverno.

Levighi e rinnovi e affoghi e lenisci e distruggi. A tuo gusto, a tuo comando,

talvolta al mio, che mi ribello e cambio e camuffo quegli occhi, cresciuti dal male e marciti.

Occhi che non riempi più. Neri. Di sale.

Bruci, acqua; disinfetti ferite che son difetti. Che son pazzia.

Impavida, senza elmo, segnata la carne tua dalla vendetta mia.

Guida maldestra, sovversiva maestra, unicorno di mare.

Ti seguono ancora quegli occhi neri sul cammino, a tratti tracciato, secco;

il sale, intanto, cade.

Perché? Istinto. Sopravvivenza.

Sei l’acqua.

E calda e fredda son io, come e per te.

Sei.

Bollente. Gelata.

Mi scappi di mano ma resti. A piccole gocce, piccola vita. Stremata, nei deserti,

anche allora, rischio.

Avventure già morte in partenza.

Eppure resti. Mi aspetti. Mi salvi. A piccole gocce, piccola vita.

Sei come l’acqua che scorre.

Scorri.

È amore

 

 

CLIC

Ho una madre. Un padre. Un fratello. Un nipote. Un tetto, un libro in testa, un libro in mano;

ho due mani.

Un gatto, grande e robusto, nero, un letto, tre sogni a dir poco.

Quattro o cinque a dir il vero.

Ho un Dio che mi ha creata a Sua immagine e di cui non ho sembianze.

Ho un tamburo che danza rituale e sbraita meschino di notte.

Ho un mondo. Il più delle volte, le volte buone.

E ricordo a me stessa quel mondo. Dovrei amarlo. Dovrei sentirlo. Dovrei staccarmi da terra, messaggera alata

e trovarlo.

Il panorama autentico, scevro d’egoismo. Mio. Mitologico.

Volare sopra di me, senza di me, concentrare la vista sul fuoco.

La scintilla: palesemente necessaria.

Ma proprio non può, no, prendersene merito. Della luce. Che da quella partenza cresce e muta e si ribella. E va, evaporando.

Io, io non lo posso fare. Non più. Comincio a capire.

E a fuggire dalla luce, lei, mia, che rendo buia perché buia sono. Ancora senz’ali.

Non sento niente e non so perché.

Umana compassione cercasi.

E le tragedie, anch’esse, non turbano. Non urtano. Le viscere non mi pungono.

Ma neppure son pazza, oggi, non son io quella pazza.

Un clic. Qualcosa in me ha fatto clic e non ritorna. Indietro.

Sciolgo i capelli, fili spezzati di un nastro nero alla luce di luna.

Dicembre comincia e prosegue la nenia.

Anemica di cuore, anemica d’amore.

La rima non é originale. La rima non era prevista.

Frugo e scavo e graffio ma non trovo. Quel geniale modo, il migliore, di confessare. Confessare.

Confessare che non sento niente e so perché.

Clic

 

La stanza della poesia : BARBARA GABRIELLA RENZI

Ci sono periodi della mia vita in cui scrivo solo poesie. I versi mi rincorrono dovunque vada e permeano le mie giornate. Sono un alter ego che mi spiega la vita. In altri periodi scrivo storie brevi, soprattutto per bimbi. Adoro anche dipingere e dipingo le mie emozioni lasciando ai colori dettare la forma delle mondo. Ho studiato filosofia e psicologia. Sono una terapista cognitivo comportamentale e di tipo integrativo. Mi piace vivere vicino al mare, perché la sua canzone mi culla e mi calma.”

Barbara Gabriella Renzi, poetessa emozionale  (https://www.poetiemozionali.it/home.php) è nata a Nuoro nel 1972 e cresciuta a Roma. Scrive poesie e storie brevi.

Ha scritto fin da quando era una bimba. La sua prima storia s’intitolava “Marzietto e Marzieto: i due fratelli stellari”. Aveva sette anni. Con la casa editrice PAV edizioni ha pubblicato “Storie di Donne” e “Scaglie di Sapone”. Il primo libro prende spunto da foto di donne comuni per raccontare storie di coraggio e non comuni. Ogni storia inizia con dei versi poetici, che descrivono in sensazioni il fulcro del racconto. “Scaglie di Sapone” è un breve romanzo poetico, racconta la storia di Sara, una donna di cui conosciamo solo le emozioni, ma non i fatti che le accompagnano, e di cui sappiamo che hai capelli rossi. Forse conosciamo Sara più intimamente di altre donne.

Barbara con Ensemble edizioni ha pubblicato “Storie stellari”, una serie di storie per bambini e bambine: storie fantastiche che hanno, però, le loro radici ben piantate sulla Terra e insegnano i valori della pace, dell’amore per il prossimo.

Donna. Filari d’alberi in voci, Edda Edizioni. 2019, è il suo ultimo libro di poesie.

Questo libro nasce da conversazioni con molte donne: donne che ho incontrato sull’autobus, amiche di penna e conoscenti. Noi donne, a volte, ci raccontiamo storie e le storie racchiudono emozione. Ogni emozione che mi è stata trasmessa si trova qui, disegnata in queste parole, come per conservarla e non lasciarla scivolare come acqua saponata. Ogni poesia racconta una storia tramite le emozioni, una storia di donna per formare un quadro tridimensionale, una scultura di noi donne.

Ogni pennellata è un silenzio che vibra, una voce che sussurra: insieme formano un coro polifonico e una voce che si spande in onde, che viaggia fra le correnti del mondo, sperando di essere colta e fermata. E chi se non una donna qui a cogliere il fiore nel coro silenzioso di mille voci?

Un libro per viaggiare insieme su una piccola imbarcazione di carta forte abbastanza per cavalcare i venti. Ora le voci si chiedono se tu le ascolterai.

 

Lo sguardo

 

In sordi angoli muti

In chiari occhi tremuli

In orli d’orizzonti

In onde striate

In nenie di clessidre

In polvere antica

In musiche mute

In silenzi opachi

In foglie grigie

Osservi.

 

 

La stanza della poesia: Ugo Mauthe

Ugo Mauthe, Ora di punta

 

 

Ora di punta

ombre fantasmi mille miraggi

anelli corone del mondo

curve paraboliche intasate di sogni

vivere è un’ora di punta

(da “il silenzio non tace”, Edizioni Ensemble)

 

 

Ugo Mauthe è un pubblicitario con una lunga storia professionale come copywriter, direttore creativo e docente di comunicazione. Accanto alla scrittura pubblicitaria ha sempre coltivato quella letteraria. Ha pubblicato le poesie di Il silenzio non tace (Edizioni Ensemble 2019), Premio Il Meleto di Guido Gozzano e finalista ai Premi Albero Andronico e Poetika, la silloge poetica Minuziosa sopravvivenza (Il Convivio Editore, 2018) che ha ottenuto diversi riconoscimenti, e il romanzo Qunellis, (Giovane Holden Edizioni, 2018), un racconto nero post apocalittico e post umano. Nel 2017 ha vinto il contest Racconti nella Rete con la fiaba Sem fa cucù, inserita nell’antologia edita da Nottetempo. Sem, un magico semaforino che aiuta bambini e animaletti, è protagonista anche del suo ultimo lavoro, la fiaba Sem strapazza i bullazzi (Tomolo-Edigiò Edizioni, 2020). Suoi racconti, fiabe e poesie sono stati finalisti o premiati in numerosi concorsi letterari. Si considera un privilegiato perché ogni giorno realizza il suo sogno: vivere scrivendo.

La stanza della poesia: Roberto Crinò

Roberto Crinò, La dimenticanza da “Ineffabile mutazione”

 

 

La dimenticanza
È la notte
la madre paziente
che lenta posa
la sua mano sul viso
il suo orecchio ad ascoltare
la voce esausta
dei figli che il giorno
ha lasciato tribolare
speranzosi in un sì
atterriti da un no.
E nel silenzio del suo manto
ricamo di ombre e stelle
nel canto di una nenia
riposa la mente gravida
di vertigini e precipizi
tutto è immenso
e s’intinge d’un nero pace
mentre il grembo della nutrice
in origine creatrice
accoglie
benda
cura
con unguenti e balsami
di labile dimenticanza

– dopo aver riletto “Elogio della dimenticanza” di B. Brecht

 

 

Roberto Crinò è nato a Palermo, il 3 ottobre 1972. Docente di Lettere al Liceo Classico ”Vittorio Emanuele II” di Palermo, scrive versi, prosa e testi di canzoni. Diversi sono i progetti di musica inedita da lui animati come compositore dei testi e di melodie e come cantante, tra questi Le Anomalie, rock band venata di echi letterari. Si è laureato nel 2000 in lettere moderne con una tesi di laurea su “La questione ebraica in Germania durante l’Illuminismo”, scritta in parte presso l’università di Heidelberg (Germania).

Nel giugno 2018 pubblica, per i tipi della casa editrice romana Ensemble, la sua prima raccolta di poesie dal titolo “Le coincidenze significative. Canti di Anomalie e Resilienza”. Nell’ottobre 2019 pubblica, sempre con Ensemble, la sua seconda raccolta poetica dal titolo “Ineffabile mutazione”.

 

La stanza della poesia: Daniele Ricardo Vaira

Daniele Ricardo Vaira, La carezza è una goccia

 

 

 

Daniele Vaira si è innamorato della poesia, un venerdì, mentre lei guardava da un’altra parte e da allora non ha mai smesso di dichiararsi, regalandole quattro libri autografati. Giornalista professionista e copywriter italo-costaricano, colleziona parole sulla pagina Facebook “Appeso alle parole”. La poesia “La carezza è una goccia” è tratta da “Abbracci Storti” (Ensemble 2019).

 

La stanza della poesia: Domenico Garofalo

 

Domenico Garofalo, Angelo vs Demone

 

Angelo vs Demone

Non cercare parole artefatte
perché tutto è semplice.
Così semplice che la tabellina
del due al confronto è
complessa.

Ti piace nella vita dei tuoi giorni

e nel lavoro che fai
trovare sempre un colpevole
con una sentenza
vicino alla sua distruzione.

Giochi a fare il grande giudice ma

non hai ancora capito un cazzo
di cosa ti puoi trovare davanti ai tuoi occhi,
un mattino all’improvviso.

Tu continui a cercare il demone

dietro il mio volto angelico.

Io continuo a ripeterti di cercare l’angelo

dietro il mio volto da demone.

da Parole sporche 2018

Domenico Garofalo nasce a Torino nel 1959.

Diplomato in elettronica, lavora come Informatore Medico Scientifico per una nota azienda del parafarmaco della provincia di Milano.

Dopo anni passati a gettare nel cestino i suoi scritti, decide nell’autunno del 2012 di conservare tutto. Il cuore e l’anima lo affascinano nelle loro sfumature, e sono presenti in molte sue poesie.

Ottobre 2013 esce la sua prima silloge poetica “ACQUARELLI” edita da Narrativaepoesia di Roma.

Ha pubblicato nel mese di marzo 2015 il secondo libro di poesie, “CAMBIO MATITA” con Alter Ego di Viterbo, presentandolo in prima assoluta davanti a un folto pubblico presso la libreria Belgravia di Torino.

Ha pubblicato con la casa editrice Il Seme Bianco (partner Castelvecchi Editore), nel mese di aprile, 2017 la terza silloge poetica dal titolo “CAFFE’ SCHIUMATO”.

A novembre 2017 è uscito il suo primo romanzo dal titolo “CHIEDI ALLA NEVE” edito dalla DavidandMatthaus.

A novembre 2018 ha pubblicato con Edizioni Ensemble di Roma, la sua quarta silloge poetica, “Parole Sporche”.

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