Come la pioggia

I Giusti. Storia di un salvataggio

Jan Brokken, I giusti, Iperborea, Milano, 2020 Secondo la tradizione ebraica talmudica, nel mondo ci sono sempre almeno 36 Giusti in qualsiasi momento della storia e sono questi i Giusti tra le nazioni. In questo libro si parla di Giusti. Uomini giusti, infatti, furono coloro che misero a repentaglio la propria vita per soccorrere e […]

I RACCONTI DI KAZAKÒV

Jurij Kazakòv, Alla stazione e altri racconti, Einaudi, Torino, 1964 Recensione a cura di Chiara Rantini Questi racconti sono stati scritti nella seconda metà degli anni ’50 del Novecento e sono di un autore che non è molto noto in Occidente. Risalgono quindi a un periodo in cui la letteratura in Russia era sotto il […]

LUOGO DI CONFINE

UN VIAGGIO LETTERARIO A TRIESTE E NELLE TERRE LIMITROFE di Chiara Rantini Di viaggi se ne possono fare di svariati tipi. Ci sono viaggi che coinvolgono solo l’aspetto motorio (rari e inutili), viaggi che sono totali in quanto condotti con la mente, con i piedi e col cuore e altri che chiamano in causa solo […]

I POETI EMOZIONALI (terza parte)

I Poeti Emozionali nascono da un’idea di Domenico Garofalo, affermato poeta torinese, nella notte del 9 giugno 2020. Intorno a questa intuizione si crea da subito un fermento poetico animato da amici scrittori sparsi in tutta Italia. Ciò che accomuna gli appartenenti a questo movimento, è l’amore per la poesia, la consapevolezza della necessità di […]

I POETI EMOZIONALI (seconda parte)

I Poeti Emozionali nascono da un’idea di Domenico Garofalo, affermato poeta torinese, nella notte del 9 giugno 2020. Intorno a questa intuizione si crea da subito un fermento poetico animato da amici scrittori sparsi in tutta Italia. Ciò che accomuna gli appartenenti a questo movimento, è l’amore per la poesia, la consapevolezza della necessità di […]

Divag-azione: Anello del torrente Zambra sulle tracce degli Etruschi

PERCORSO AD ANELLO DA VILLA REALE DI CASTELLO AL TORRENTE ZAMBRA E RITORNO

(sentiero 4, sentiero 3, tracce non segnate lungo il corso del torrente Zambra)

Alle pendici del Monte Morello, sul confine tra i Comuni di Firenze e Sesto Fiorentino, esiste una zona di pregio sia dal punto di vista paesaggistico che storico. Questo percorso infatti conduce il viandante alla scoperta delle tracce degli Etruschi, di reperti medievali, di luoghi di pregio naturalistico.

L’itinerario ha inizio dalla villa medicea Reale che si trova in località Castello, ancora nel Comune di Firenze, raggiungibile con i mezzi pubblici.

Superata la Villa Reale, a destra seguire la strada che sale (Via Giovanni da san Giovanni). Quindi girare a sinistra fino ad una casa gialla. Qui termina la strada asfaltata e inizia la carrareccia tra muri che sale fino alla chiesa della Castellina.  Superata la chiesa, bellissima vista sulla città di Firenze sottostante, proseguire in salita sulla strada segnata come sentiero 4 con splendida vista sul Monte Morello e sulla città. A metà della salita, incontriamo le indicazioni da seguire per visitare gli scavi della necropoli etrusca di Palastreto.  Raggiunto il luogo degli scavi, occorre tornare sulla via che abbiamo lasciato e proseguire fino ad una casa in località Novelleto; il sentiero diviene sterrato inoltrandosi nel bosco di cerri e cipressi. Superato il tratto ombroso, la via giunge alla Torre di Carmignanello e alla bellissima pieve di san Bartolomeo, di epoca medievale.

Pieve di san Bartolomeo

In breve il sentiero raggiunge il ponte sul torrente Zambra. Qui inizia il sentiero 3 che allontanandosi dal monte riporta in direzione della città. Presso le case del Poggio Solatio, il percorso continua a scendere leggermente (trascurare la deviazione a destra del sentiero 3b) finché non diventa una discesa abbastanza ripida e sassosa.  Prima di raggiungere la casa Torrigiana e quindi restando ai margini del bosco, lasciare il sentiero 3 e voltando a sinistra scendere su sentiero verso il corso del torrente Zambra. Giunti al guado restare sulla destra orografica e seguire un sentiero nel bosco che è di poco sopraelevato sul torrente. Brevi tracce che si aprono sul percorso permettono di scendere in prossimità dello Zambra per ammirare le cascatelle e le pozze di acqua cristallina. 

Passando vicino alle ex cave di pietra di Fontemezzina, il sentiero si conclude confluendo nuovamente nel sentiero 3 che ora è una strada asfaltata. Il rientro verso il punto di partenza avviene passando dalle vie che attraversano il borgo di Quinto Alto fino a Castello.

 

 

 

 

 

 

 

GALLERIA DI IMMAGINI

Torrente Zambra alla sorgente

 

Tombe etrusche

 

Il sentiero sulle sponde dello Zambra
Ex-cave di pietra a Fontemezzina

La stanza della poesia: Ugo Mauthe

Ugo Mauthe, Ora di punta

 

 

Ora di punta

ombre fantasmi mille miraggi

anelli corone del mondo

curve paraboliche intasate di sogni

vivere è un’ora di punta

(da “il silenzio non tace”, Edizioni Ensemble)

 

 

Ugo Mauthe è un pubblicitario con una lunga storia professionale come copywriter, direttore creativo e docente di comunicazione. Accanto alla scrittura pubblicitaria ha sempre coltivato quella letteraria. Ha pubblicato le poesie di Il silenzio non tace (Edizioni Ensemble 2019), Premio Il Meleto di Guido Gozzano e finalista ai Premi Albero Andronico e Poetika, la silloge poetica Minuziosa sopravvivenza (Il Convivio Editore, 2018) che ha ottenuto diversi riconoscimenti, e il romanzo Qunellis, (Giovane Holden Edizioni, 2018), un racconto nero post apocalittico e post umano. Nel 2017 ha vinto il contest Racconti nella Rete con la fiaba Sem fa cucù, inserita nell’antologia edita da Nottetempo. Sem, un magico semaforino che aiuta bambini e animaletti, è protagonista anche del suo ultimo lavoro, la fiaba Sem strapazza i bullazzi (Tomolo-Edigiò Edizioni, 2020). Suoi racconti, fiabe e poesie sono stati finalisti o premiati in numerosi concorsi letterari. Si considera un privilegiato perché ogni giorno realizza il suo sogno: vivere scrivendo.

La stanza della poesia: Roberto Crinò

Roberto Crinò, La dimenticanza da “Ineffabile mutazione”

 

 

La dimenticanza
È la notte
la madre paziente
che lenta posa
la sua mano sul viso
il suo orecchio ad ascoltare
la voce esausta
dei figli che il giorno
ha lasciato tribolare
speranzosi in un sì
atterriti da un no.
E nel silenzio del suo manto
ricamo di ombre e stelle
nel canto di una nenia
riposa la mente gravida
di vertigini e precipizi
tutto è immenso
e s’intinge d’un nero pace
mentre il grembo della nutrice
in origine creatrice
accoglie
benda
cura
con unguenti e balsami
di labile dimenticanza

– dopo aver riletto “Elogio della dimenticanza” di B. Brecht

 

 

Roberto Crinò è nato a Palermo, il 3 ottobre 1972. Docente di Lettere al Liceo Classico ”Vittorio Emanuele II” di Palermo, scrive versi, prosa e testi di canzoni. Diversi sono i progetti di musica inedita da lui animati come compositore dei testi e di melodie e come cantante, tra questi Le Anomalie, rock band venata di echi letterari. Si è laureato nel 2000 in lettere moderne con una tesi di laurea su “La questione ebraica in Germania durante l’Illuminismo”, scritta in parte presso l’università di Heidelberg (Germania).

Nel giugno 2018 pubblica, per i tipi della casa editrice romana Ensemble, la sua prima raccolta di poesie dal titolo “Le coincidenze significative. Canti di Anomalie e Resilienza”. Nell’ottobre 2019 pubblica, sempre con Ensemble, la sua seconda raccolta poetica dal titolo “Ineffabile mutazione”.

 

Divag-azione nel tempo. I luoghi dell’infanzia: le pendici di Monte Morello

Sono passati molti anni da quando percorrevo ancora bambina i pendii del monte più vicino al mio quartiere. Era faticoso salire sotto il sole in estate ma la promessa di arrivare in un luogo magico (un bosco o le sponde di un torrente) scacciavano ogni lamentela.

Camminare nella natura, lo capisco adesso, è stata una scuola di vita che mi ha insegnato a guadagnarmi i piccoli traguardi con fatica ma anche con il sorriso della speranza.

Tutto il territorio del Monte Morello, questa altura poco più alta di 900m che si trova a nord della città di Firenze, è legato ai ricordi della mia infanzia. Ma tra tutte le escursioni questa è quella che ripercorre i luoghi più noti e più amati.

 

 

Escursione sul Monte Morello

Dalla pieve di san Michele a Castello a Serpiolle

Dalla pieve il percorso segue la strada asfaltata andando oltre il gruppo di case di Poggio Secco e il Nucleo dei Carabinieri Cinofili. Giunti su una curva, in prossimità di una villa, sulla destra si apre una via acciottolata, poi sterrata in salita (Via della Fonte).

La via sbuca su una strada asfaltata in località La Torre. Il percorso continua a salire su strada sterrata che in alcuni punti si restringe e diventa sentiero. Passando vicino a delle case e ai loro orti lussureggianti, dopo aver curvato a sinistra, si raggiunge la località Il Casale dove ha termine la strada asfaltata proveniente dalla Castellina. Curvando a destra, a un trivio di sentieri, il percorso segue il tracciato di estrema destra addentrandosi nel bosco.

Il sentiero sale leggermente tra lecci, farnie e sottobosco mediterraneo passando vicino a un torrente in secca (Fosso Alberaccio). Arrivati a un guado (secco) il sentiero curva a destra salendo leggermente. Siamo in una zona ricca di deviazioni in quanto luogo di esercitazione, con postazioni fisse, di tiro con l’arco. In breve, viene raggiunto il sentiero 5. Occorre prendere la direzione di destra e dirigersi verso il quadrivio dove si incontrano i sentieri 5 e 5b. Seguendo il sentiero 5b in forte discesa, si raggiunge la strada asfaltata di via Malafrasca. Prendiamo la direzione a sinistra arrivando poco prima della chiesa di san Silvestro.

A destra, una strada inizialmente asfaltata e poi sterrata stretta tra muri, conduce tra campi e belle case coloniche (case Ricavo). Prima di una curva, seguire una esile traccia tra campi di olivi fino a raggiungere un torrente nascosto tra la macchia mediterranea. Occorre guadarlo e continuare sul sentiero tra ombrosi lecci e farnie finché non si immette nella strada asfaltata proveniente da Cercina (sentiero 5). Siamo quasi giunti alla meta e la strada scende verso il paese di Serpiolle passando davanti alla chiesa di san Lorenzo.

C’è una splendida vista su Firenze e sulla valle del Terzolle. In breve raggiungiamo il paese di Serpiolle.

 

 

 

 

 

 

GALLERIA DI IMMAGINI

 

 

La stanza della poesia: Daniele Ricardo Vaira

Daniele Ricardo Vaira, La carezza è una goccia

 

 

 

Daniele Vaira si è innamorato della poesia, un venerdì, mentre lei guardava da un’altra parte e da allora non ha mai smesso di dichiararsi, regalandole quattro libri autografati. Giornalista professionista e copywriter italo-costaricano, colleziona parole sulla pagina Facebook “Appeso alle parole”. La poesia “La carezza è una goccia” è tratta da “Abbracci Storti” (Ensemble 2019).

 

La stanza della poesia: Domenico Garofalo

 

Domenico Garofalo, Angelo vs Demone

 

Angelo vs Demone

Non cercare parole artefatte
perché tutto è semplice.
Così semplice che la tabellina
del due al confronto è
complessa.

Ti piace nella vita dei tuoi giorni

e nel lavoro che fai
trovare sempre un colpevole
con una sentenza
vicino alla sua distruzione.

Giochi a fare il grande giudice ma

non hai ancora capito un cazzo
di cosa ti puoi trovare davanti ai tuoi occhi,
un mattino all’improvviso.

Tu continui a cercare il demone

dietro il mio volto angelico.

Io continuo a ripeterti di cercare l’angelo

dietro il mio volto da demone.

da Parole sporche 2018

Domenico Garofalo nasce a Torino nel 1959.

Diplomato in elettronica, lavora come Informatore Medico Scientifico per una nota azienda del parafarmaco della provincia di Milano.

Dopo anni passati a gettare nel cestino i suoi scritti, decide nell’autunno del 2012 di conservare tutto. Il cuore e l’anima lo affascinano nelle loro sfumature, e sono presenti in molte sue poesie.

Ottobre 2013 esce la sua prima silloge poetica “ACQUARELLI” edita da Narrativaepoesia di Roma.

Ha pubblicato nel mese di marzo 2015 il secondo libro di poesie, “CAMBIO MATITA” con Alter Ego di Viterbo, presentandolo in prima assoluta davanti a un folto pubblico presso la libreria Belgravia di Torino.

Ha pubblicato con la casa editrice Il Seme Bianco (partner Castelvecchi Editore), nel mese di aprile, 2017 la terza silloge poetica dal titolo “CAFFE’ SCHIUMATO”.

A novembre 2017 è uscito il suo primo romanzo dal titolo “CHIEDI ALLA NEVE” edito dalla DavidandMatthaus.

A novembre 2018 ha pubblicato con Edizioni Ensemble di Roma, la sua quarta silloge poetica, “Parole Sporche”.

Dal 15 febbraio, autopubblicato sulla piattaforma AMAZON in versione EBOOK, una serie di dialomonologhi allo specchio dal titolo: DIO è in mutua: posso aiutarti?

Nel mese di aprile anche la versione cartacea di DIO è in mutua: posso aiutarti? ha visto la luce su AMAZON.

La stanza della poesia: Daniele Cargnino

Daniele Cargnino  da “Blu oltremare”

 

Il senso dei ricordi sotto la superficie della neve
È la solitudine dentro i tuoi occhi
È una canzone sulla nudità di una donna
È una stanza in disordine come i miei capelli lasciati a naufragare
È sale cosparso sulle frasi sbagliate
Contare le notti in cui ho dato amore
Assumere la forma dei tuoi fianchi bagnati di salsedine
Nelle stagioni del vento e del rimpianto

Nato a Torino nel 1987, Daniele Cargnino è videomaker e sceneggiatore di corti, bassista punk e dj per una radio libera torinese. “La sposa nella pioggia” è la sua prima raccolta poetica a cui si è aggiunta nel 2019 “Blu oltremare”.

La stanza della poesia: Giuseppe Settanni

Giuseppe Settanni – Il dipinto senza nome

 

 

Il dipinto senza nome

ho pianto una lacrima soltanto
per te e la tua fragilità
in onore di un passato che ha divorato le attese
e il quadro disegnato dalla voce?
l’artista ha rinnegato la sua opera
all’imbrunire di una giornata arida
pesa come un chiodo
l’immagine del vento e della sabbia
che abbracciavano i nostri steli
per bruciarli al caldo
della notte
le grida del tuo tocco soffice e falso
sono un lamento antico
appoggiato alla chiave della memoria
come un torrente silenzioso
si abbandona il mio corpo

 

 

Giuseppe Settanni, nato a San Giovanni Rotondo nel 1981, vive a Fano (PU). Laureato in Giurisprudenza, è avvocato e docente universitario. Ha pubblicato il romanzo Nero (Edizioni Palomar, 2010 – Menzione di Merito al Concorso Letterario “Le parole arrivano a noi dal passato” 2019) e la silloge poetica Blu (Edizioni Ensemble, 2019 – Vincitore del Premio Anselmo Filippo Pecci 2019). Con la poesia “Fratture non scomposte” è risultato Vincitore Assoluto al Premio Nazionale di Poesia Inedita Ossi di Seppia, mentre la lirica “Il museo delle mancanze” ha vinto il Premio Ariodante Marianni. La sua poesia “Delirio dell’amore bestiale” ha invece vinto il Premio Roberta Perillo al Concorso “Ciò che Caino non sa”.

Partenze. Una selezione di poesie da “Un paradiso per Icaro”

 

VIAGGIO INTERIORE  

Dentro di me una voce canta
sono polvere spazzata dal vento,
un battello di nuvole
scivola a prendermi.
Autunno e crepuscolo il cammino
passi incerti nei paesi d’infanzia
eco di anni lontani.
Una casa in campagna ritorna
su pareti di tinta toscana
maestose pietre, simili a giganti.
Vado oltre nel sole meridiano,
lungo scogliere arse dall’estate
dopo la burrasca del maestrale
il mio sguardo sul mare,
come una preghiera
su labbra di inquieta bambina.
Sulla montagna un sentiero
tra cupi villaggi e solitarie estati,
dolce mormorio di abeti
come voce che vibra nel petto
dentro di me l’inverno è cominciato
e i ricordi stanno nell’ombra del bosco.
Pace nell’anima dopo il muto viaggiare,
com’è quieta ora la discesa
lungo il fiume della vita.

 

IDEA DI UNA SPONTANEITÀ INFANTILE

L’idea, di una spontaneità infantile
giocosa e severa
sta nelle pieghe
di un abito estivo
in un giglio
sul margine del fiume
sul faro
che illumina la notte;
tra i marosi
che scuotono la riva.
Appare e scompare, come un sole
nella nebbia evanescente
sorriso;
che sta alla finestra
nonostante
il dolore del vento.
Al mattino, tornerà tra i fiori
e chiederà
soltanto carezze.

 

TEMPO

Compimento
di una preghiera
il tempo non ha fretta.
Tra azzurre mani
e sbuffi di fumo
passa lento,
dove
una voce attende.
Vorrebbe uscire
dalla sfera dei sogni
ma resta prigioniero
nell’ombra
di una camera chiusa.
Ricade
lenta la speranza,
sulle ore di sera ambrata
e tinge di cenere
la festa di Occaso.

ESTASI POST-NUCLEARE. “UNA PASSEGGIATA NELLA ZONA” di Markijan Kamyš

Markijan Kamyš, Una passeggiata nella zona, trad. dall’ucraino di Alessandro Achilli, Keller ed., Rovereto (TN), 2019

 

Una passeggiata nella zona di Markijan Kamyš, giovane autore ucraino nato nel 1988, è una lettura che intriga, sorprende, conquista pur lasciando spazio a delle pause di riflessione tra un capitolo e un altro. La prima riflessione in realtà è una domanda: quale interesse può spingere un uomo a sacrificare gli anni migliori della propria vita per compiere un simile “viaggio di scoperta” proprio nei luoghi del terribile incidente nucleare del 1986?

Ho cercato una foto di Markijan: è magro, biondo con i capelli sottili, lisci e lunghi, il volto affilato. Il passo successivo è stato quello di leggere alcune informazioni biografiche. È nato due anni dopo il disastro di Černobyl’ da un padre ingegnere atomico che fu tra coloro che dovettero “liquidare” il mostro. Markijan è rimasto orfano di padre all’età di 15 anni. Sappiamo che ha frequentato l’università a Kiev, laureandosi in Storia.

Nella Passeggiata scrive di sé al presente, del tempo in cui vive (tre giorni o un mese, non ha importanza) all’interno della zona proibita ma i riferimenti alla vita passata o anche a quella presente fuori dai confini dell’area contaminata si riducono ad alcuni vaghi cenni alla normalità urbana della capitale ucraina.

Il titolo del libro rievoca in me un’altra nota “passeggiata” letteraria, quella di Robert Walser. Tuttavia la differenza è enorme: se nella passeggiata dello scrittore svizzero il vagabondaggio era finalizzato all’incontro con altre grandi figure della letteratura, nel testo di Kamyš l’incontro è principalmente con se stesso, con quella parte del proprio essere liberata dalle scorie della vita convenzionale. Uscire dal tempo della vita quotidiana, dagli spazi socialmente controllati è sempre stato il tema del vagabondaggio letterario fin dal Romanticismo tedesco, passando per l’insurrezionalismo ambientalista di Thoreau fino alle forme di comunità autarchiche post sessantottine. Oltrepassare il filo spinato che separa la vita reale ma inautentica da quella sognata ma autentica costituisce una specie di rito della soglia (di cui Kamyš è un officiante) documentato nelle maggior parte delle religioni: l’iniziato depone l’uomo vecchio a favore di una nuova identità che vive una sorta di comunione estatica con la natura della zona. Tuttavia, a differenza del pensiero di un pioniere dell’ambientalismo come Emerson, il concetto di natura in Kamyš è più allargato e comprende anche il paesaggio industriale che ha subito il destino dell’abbandono. I palazzi di Pryp”jat’ commuovono per la loro nudità: quelli che erano luoghi di vita umana sono ora territori di conquista di altre specie vegetali e animali. Le foreste, le paludi e con esse i loro abitanti un tempo emarginati come lupi, cinghiali, linci paradossalmente sono le uniche creature sopravvissute al mito del progresso sovietico su cui Kamyš usa parole di scherno.

Nelle passeggiate nella zona riecheggia anche il mito di Ulisse, ovvero di colui che è costretto a viaggiare per ritornare a casa.

La vera felicità è che ci sarà il filo spinato …per andarsene il prima possibile e dimenticare tutto questo orrore. E scappare in qualche posto caldo, scrive Kamyš ed effettivamente il testo ripercorre un bisogno estremo di fuga a cui è necessario, come fattore d’equilibrio, la certezza del ritorno. La dimensione estatica raggiunta dallo scrittore ucraino, moderno sciamano, all’interno della zona proibita non può durare per sempre perché il rischio di perdersi totalmente sarebbe altissimo.

Sarà un nuovo reset. Tornerai a Kiev… Arriverai a casa e ti addormenterai come un bambino. Niente disturberà i tuoi sogni.

Kamyš si definisce un sognatore, forse uno degli ultimi in mondo che deve marciare serrato sotto i colpi frenetici del consumismo. Nella zona non esiste fretta, se non quella data dal fuggire dagli inseguimenti della polizia o dei branchi di lupi.

La trama della passeggiata è di una semplicità imbarazzante: cammini senza fretta e fantastichi su mille cose…Non c’è un motivo per perdersi nella pianura di Pryp”jat’ se non quello di farlo come gesto di ribellione e di riaffermazione della propria libertà e pace interiore.

Qui la mia anima si placa, si tranquillizza. Qui dormire, mangiare, condividere una magra cena a base di scatolette di carne e acqua del fiume contaminato è rispondere ad un’esigenza primaria e riscoprire gli stessi sentimenti che un tempo ebbero gli uomini delle caverne.

Che sia questo il nostro futuro, e Kamyš non sia una specie di profeta?

Chiara Rantini